Per questo mese un video estratto da una conferenza di Bruce Lipton (potete trovare facilmente su youtube gli altri “pezzi” o procurarvi il dvd), nella quale descrive scientificamente come il corpo (e il comportamento) dipendono dai “segnali” del campo energetico e come la qualità di questi segnali (e quindi delle informazioni) dipenda dalla mente.
Ripartono le lezioni di Yoga Integrale da me condotte.
Qui sotto trovate una breve descrizione di cosa si intenda per Yoga Integrale e gli orari delle lezioni relativi ai vari luoghi in cui è possibile partecipare.
Bentrovati a chi già ha partecipato….e benvenuti a chi votrrà sperimentare questa splendida disciplina!
YOGA INTEGRALE
Lo Yoga Integrale è inteso, dal punto di vista tecnico,
come la sintesi dello Hatha Yoga, del Raja Yoga e del Tantra Yoga.
Esso, quindi, fornisce metodologie e conoscenze relative al corpo,
al sistema energetico dell’essere umano,
ma anche al suo mondo emotivo e al suo potenziale mentale,
per accedere al centro di se stessi, il vero sé,
il nucleo profondo che include e trascende la personalità.
Dal punto di vista pratico, lo Yoga è integrale
in quanto fornisce gli strumenti per vivere in maniera più profonda e intensa
la vita quotidiana, per non rimanere ancorati ad una visione dualistica
(tipica della mentalità occidentale) che separa il quotidiano dall’ “extraquotidiano”,
l’ordinario dallo straordinario, il lavoro dal relax, lo spirito dalla materia,
i momenti in cui si vive e quelli in cui ci si lascia vivere.
Yoga Integrale è, quindi, uno strumento antico che oggi definiremmo “olistico”.
Un mezzo potente per traghettarci verso uno stato
di benessere, consapevolezza e padronanza di sé.
Un mezzo non per fuggire dalla realtà, ma per possederla.
Per conquistare la cosa più preziosa che abbiamo: la vita tutta.
ORARI E LUOGHI:
Il Lunedi dalle 19.30 alle 21.00 a Corridonia, presso il Centro Benessere Somachandra, via Trento 21
Il Martedi dalle 20.00 alle 21.30 a Civitanova Marche, in Via Trilussa 12
Il Mercoledi dalle 19.00 alle 20.30 a Montecassiano, presso il Centro Sportivo Live Energy, in via Piermanni 3
Il Martedi e il Giovedi dalle 12.50 alle 13.40 a Montecosaro, presso il Centro Wellness Victory Club, in via via Ascoli, 8/B-C c/o SpazioAquilone
Info: 333 1480516
dr.andreagrosso@gmail.com
Se c’è un “Dio che è morto”, per l’uomo, il suo nome è armonia, piacere, gentilezza, empatia.
Educarsi all’armonia in se stessi prima e con gli altri poi, può significare produrre un cambiamento.
Perché armonia è cambiamento, fluire, bilanciamento imponderabile ma sperimentabile.
Questa, secondo me, è l’unica “fede” che abbiamo perso (a dispetto di ciò che dicono i capi religiosi vari).
Quella che vediamo inconsapevole in natura e negli animali è, in potenza, conquista consapevole per gli esseri umani.
E ne basta poca (un piccolo seme di sesamo come recita uno scritto sacro), per muovere montagne.
L’illusione che per smuovere anche solo un posto di lavoro occorrano strategie, obiettivi, piani d’azioni sempre più innovativi ed efficaci, oppure soltanto …culo, ci tiene avvinti al perpetuarsi di oscillazioni fra la disarmonia, l’inseguimento infinito, e la “nostalgia” di un passato ancestrale, un paradiso terrestre incontaminato.
Eppure una via esiste.
Talmente semplice e delicata da essere oscurata dagli abbaglianti fuochi d’artificio della complicata società moderna.
Tutti. Ripeto tutti, e in tutto il loro organismo psicofisico, inseguono l’armonia.
Si arriva perfino alle peggiori atrocità per cercare la pace (per poi, se va bene, scoprire che si è cercato nel posto sbagliato).
Ma pochi se ne accorgono, pochissimi cercano l’essenziale.
Eppure l’essenziale ha un potere trasformativo che supera la più fervida immaginazione umana.
E, per fortuna, Armonia non è morta (e quindi neanche Dio).
Solo l’essere umano attuale, per ora, è a rischio…
No. Non mi riferisco a “quella” prima volta, ma ad un’altra che per me è stata anche più intensa e “scioccante”.
La prima volta che ho sperimentato la meditazione.
Una prima volta del tutto originale e inaspettata.
Nessuna sala pratica. Nessuna tecnica specifica. Niente incensi né musica.
A dir la verità non avevo la più pallida idea di cosa fosse davvero la meditazione, né sapevo che, anni dopo, avrei dato tanta importanza alla ricerca di quello stato di coscienza.
Avevo 19 anni. Un periodo particolare, in piena crisi esistenziale.
Mi ero iscritto all’Università, ma non avevo ancora bene chiaro in mente che cosa avrei fatto “da grande”.
Ero confuso. Molto confuso. Nella mia mente circolavano a velocità stratosferica centinaia di idee, pensieri, contraddizioni, dubbi e domande.
Eppure avevo bisogno di fare chiarezza, di scegliere, di decidere in qualche modo chi ero, quale fosse la mia identità.
Ogni giorno mi trovavo a cambiare idea su tutto. A volte ogni poche ore.
Un momento pensavo di voler essere ateo, poi credente, poi credente ma eretico.
Un attimo decidevo che avrei seguito sempre la razionalità, l’attimo dopo l’istinto.
Per qualche periodo ho pensato che la filosofia mi avrebbe cambiato la vita, poi che una donna lo avrebbe fatto, ancora dopo la scienza, oppure l’alcool.
E nella testa si fissava un pensiero, un’idea, un’ideale persino, per poi a breve vederne l’assurdità e lasciare spazio ad una nuova fissazione, destinata anch’essa a sciogliersi.
In fondo tutto aveva senso e non senso allo stesso tempo, era vero tutto e il contrario di tutto, solo questione di punti di vista.
Eppure avevo bisogno di stabilità, di un centro, ma niente mi sembrava tanto “valido” da esser tale.
Così tante volte mi sembrava di impazzire a tal punto che alla fine arrivai persino a vedere la follia, per quanto affascinante, solo l’ennesimo punto di vista relativo e non soddisfacente.
Niente mi soddisfaceva. Tutto, in qualche modo, alla fine mi dava noia.
Ogni volta che raggiungevo il limite di sopportazione prendevo il mio scooter celeste e bianco, pieno di adesivi, e andavo a fare un giro per le campagne ma, dopo un primo momento di liberazione, i pensieri ripartivano e il giro di giostra ricominciava.
Un gran giramento di testa e, devo dire, un gran giramento di palle!
Poi, un giorno, all’improvviso, qualcosa cambiò.
Correvo veloce sul mio solito scooter, nella solita strada di campagna, col solito flusso di pensieri in testa.
Ma, ad un certo punto, un pensiero “anomalo” rispetto agli altri comparve dal nulla, in mezzo al frastuono interiore:
“perché tanto battersi per l’una o l’altra idea, perché tanta ansia di aggrapparti ad un pensiero particolare, sperando di trovare stabilità laddove non può esserci? Tutto cambia: i tuoi pensieri, le tue emozioni, persino la realtà esterna cambia continuamente.
Prova a lasciar scorrere senza “fissare” niente. Prova a prendere semplicemente atto di ciò che compare nella tua mente, così com’è, senza giudizio, senza pretese, senza trattenerlo né respingerlo”
Tutto questo in un istante, al quale seguì un istantaneo “click” nella mente.
Il corpo si rilassò totalmente, la mente si alleggerì improvvisamente.
E mentre i pensieri e le sensazioni fluivano liberi, scivolando via, una strana, silenziosa gioia avvolse tutto il mio essere e per tutto il resto del tragitto fui pervaso da un senso di benessere e leggerezza mai provato prima, accompagnato da una grande lucidità e consapevolezza.
Passarono alcuni anni prima che io potessi dare un nome a quello stato di coscienza, e altro tempo ancora prima che capissi quanto possa valer la pena cercarlo, coltivarlo, tentare di conquistarlo e mantenerlo, anche nelle più caotiche situazioni.
Sono passati 15 anni, ed ora, pur sapendo quanto aiuti un abito adeguato, una sala pratica predisposta, una Guida, il silenzio, sono anche infinitamente grato di aver avuto la fortuna di vivere quell’attimo magico in un momento informale, in un posto come un altro.
Coincidenza o destino, oggi abito proprio vicino a quella strada e, spesso, mi trovo a passarci con l’auto per andare al lavoro.
A volte, mi sembra di vedere venirmi incontro dall’altra parte un ragazzo su uno scooter celeste e bianco pieno di adesivi.
E con una strana, silenziosa gioia nel viso.
Il ritmo è ovunque. E’ nel nostro respiro e nel battito cardiaco, è nei cicli della natura, nelle onde del mare e nella natura tutta.
Nasciamo con il senso del ritmo innato e questo certifica il nostro contatto con la terra, il cielo e la vita.
Se una persona non ha il “senso del ritmo”, non è qualcosa di caratteriale e non ha a che fare col “talento”.
Il senso del ritmo si può solo avere…o perdere.
E, in quest’ultimo caso si può sempre riacquisire.
E non serve per forza acquistare una batteria. Ogni cosa può aiutarci a stabilire un ritmo, creare energia e danzare.
Ce lo dimostrano questi fantastici ragazzi in uno spettacolo strepitoso, a cui ho avuto la fortuna di assistere anni fa!
Sono sulla spia
ggia, rivolto verso il mare, e guardo la linea dell’orizzonte.
Faccio dieci passi in avanti. La linea dell’orizzonte non è più vicina di prima.
Torno al punto di partenza e faccio dieci passi indietro.
La linea dell’orizzonte non è più lontana di prima.
Non posso raggiungerla e non posso allontanarmene…
A MENO CHE…
Ervin Laszlo in una chiara e sintetica spiegazione del perché, oggi, abbiamo bisogno di un paradigma olistico.
Il video sarà visibile nei giorni seguenti nella barra laterale nella sezione: “il video del mese”.
Bellezza, armonia, passione, impeto di un movimento che anela alla libertà,
precisione e grazia nella magia di un azione consapevole.
Forse è solo uno spettacolo.
Ma per chi sa “vedere” è possibile cogliere e assorbire
queste qualità per farle proprie e trasferirle nella propria vita, nelle proprie azioni quotidiane.
Pensate a questa energia portata nel mondo del lavoro o delle relazioni, o in
politica e in economia, o nelle scuole….sono un sognatore? Forse.
Ma ogni cosa che esiste nella realtà è stata in qualche modo prima
sognata da qualcuno.
Ho imparato che il pensiero tende a divenire
realtà (nel bene e nel male).
Ecco perchè credo che sia importante
osservare i propri pensieri e nutrirsi di bellezza, armonia e grazia.
Perchè un giorno i sogni di molti potrebbero trasformare la realtà in un modo
che i “realisti” non avevano mai neanche immaginato.
Sono libero quando internamente mi sento come lo spazio:
immoto, aperto, vuoto e silenzioso.
E quando mi muovo con le qualità del vento che muove le foglie degli alberi:
le fa vibrare e cantare rimanendo invisibile e per mezzo di esse esprime e afferma la sua presenza.
E quando tutto questo lo vivo senza necessità di spiegazioni, senza scopo.
Fuori il mondo scorre, scorrono i pensieri e le sensazioni….
…colori, suoni, foglie al vento, nuvole in cielo….
Dentro il silenzio da tutto attraversato….vuoto, trasparente e immoto.
Il mio cuore gioisce.
La libertà è un’esperienza interiore, senza attributi, senza dubbi né certezze, solo piacere..
Cercare ciò che sta Oltre.
Muoversi, pensare a partire dall’Oltre.
Le foglie sono mosse dal vento.
Un percorso interiore, una Via, è ciò che ci trasforma da foglie a vento:
prima siamo mossi da qualcosa che non si vede.
Dopo siamo noi a muovere le cose senza essere visti.
Da un vicolo, camminando nella sera accanto ai canali di acqua per le strade, improvvisamente si apre una piazza.
Al centro, il Duomo.
Non saprei dire se il contatto è avvenuto prima nella mente o nel cuore, se è stata visione o sentire.
So solo che qualcosa mi ha toccato.
All’interno, una vibrazione, e poi come un ricordo dimenticato.
Un ricordo senza forma, né chiare emozioni.
Solo il fremere interno ed esterno, nel cuore ma anche nel corpo,
che mi ha accompagnato per le strade di Friburgo, fra i vicoli,
camminando nella notte, accanto ai canali di acqua per le strade.



