Archivio per agosto, 2010

Armonia…

Se c’è un “Dio che è morto”, per l’uomo, il suo nome è armonia, piacere, gentilezza, empatia.

Educarsi all’armonia in se stessi prima e con gli altri poi, può significare produrre un cambiamento.

Perché armonia è cambiamento, fluire, bilanciamento imponderabile ma sperimentabile.

Questa, secondo me, è l’unica “fede” che abbiamo perso (a dispetto di ciò che dicono i capi religiosi vari).

Quella che vediamo inconsapevole in natura e negli animali è, in potenza, conquista consapevole per gli esseri umani.

E ne basta poca (un piccolo seme di sesamo come recita uno scritto sacro), per muovere montagne.

L’illusione che per smuovere anche solo un posto di lavoro occorrano strategie, obiettivi, piani d’azioni sempre più innovativi ed efficaci, oppure soltanto …culo, ci tiene avvinti al perpetuarsi di oscillazioni fra la disarmonia, l’inseguimento infinito, e la “nostalgia” di un passato ancestrale, un paradiso terrestre incontaminato.

Eppure una via esiste.

Talmente semplice e delicata da essere oscurata dagli abbaglianti fuochi d’artificio della complicata società moderna.

Tutti. Ripeto tutti, e in tutto il loro organismo psicofisico, inseguono l’armonia.

Si arriva perfino alle peggiori atrocità per cercare la pace (per poi, se va bene, scoprire che si è cercato nel posto sbagliato).

Ma pochi se ne accorgono, pochissimi cercano l’essenziale.

Eppure l’essenziale ha un potere trasformativo che supera la più fervida immaginazione umana.

E, per fortuna, Armonia non è morta (e quindi neanche Dio).

Solo l’essere umano attuale, per ora, è a rischio…

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LA MIA PRIMA VOLTA

Da Andrea | depositato in Articolo, Benessere, Ricerca interiore

No. Non mi riferisco a “quella” prima volta, ma ad un’altra che per me è stata anche più intensa e “scioccante”.

La prima volta che ho sperimentato la meditazione.

Una prima volta del tutto originale e inaspettata.

Nessuna sala pratica. Nessuna tecnica specifica. Niente incensi né musica.

A dir la verità non avevo la più pallida idea di cosa fosse davvero la meditazione, né sapevo che, anni dopo, avrei dato tanta importanza alla ricerca di quello stato di coscienza.

Avevo 19 anni. Un periodo particolare, in piena crisi esistenziale.

Mi ero iscritto all’Università, ma non avevo ancora bene chiaro in mente che cosa avrei fatto “da grande”.

Ero confuso. Molto confuso. Nella mia mente circolavano a velocità stratosferica centinaia di idee, pensieri, contraddizioni, dubbi e domande.

Eppure avevo bisogno di fare chiarezza, di scegliere, di decidere in qualche modo chi ero, quale fosse la mia identità.

Ogni giorno mi trovavo a cambiare idea su tutto. A volte ogni poche ore.

Un momento pensavo di voler essere ateo, poi credente, poi credente ma eretico.

Un attimo decidevo che avrei seguito sempre la razionalità, l’attimo dopo l’istinto.

Per qualche periodo ho pensato che la filosofia mi avrebbe cambiato la vita, poi che una donna lo avrebbe fatto, ancora dopo la scienza, oppure l’alcool.

E nella testa si fissava un pensiero, un’idea, un’ideale persino, per poi a breve vederne l’assurdità e lasciare spazio ad una nuova fissazione, destinata anch’essa a sciogliersi.

In fondo tutto aveva senso e non senso allo stesso tempo, era vero tutto e il contrario di tutto, solo questione di punti di vista.

Eppure avevo bisogno di stabilità, di un centro, ma niente mi sembrava tanto “valido” da esser tale.

Così tante volte mi sembrava di impazzire a tal punto che alla fine arrivai persino a vedere la follia, per quanto affascinante, solo l’ennesimo punto di vista relativo e non soddisfacente.

Niente mi soddisfaceva. Tutto, in qualche modo, alla fine mi dava noia.

Ogni volta che raggiungevo il limite di sopportazione prendevo il mio scooter celeste e bianco, pieno di adesivi, e andavo a fare un giro per le campagne ma, dopo un primo momento di liberazione, i pensieri ripartivano e il giro di giostra ricominciava.

Un gran giramento di testa e, devo dire, un gran giramento di palle!

Poi, un giorno, all’improvviso, qualcosa cambiò.

Correvo veloce sul mio solito scooter, nella solita strada di campagna, col solito flusso di pensieri in testa.

Ma, ad un certo punto, un pensiero “anomalo” rispetto agli altri comparve dal nulla, in mezzo al frastuono interiore:

“perché tanto battersi per l’una o l’altra idea, perché tanta ansia di aggrapparti ad un pensiero particolare, sperando di trovare stabilità laddove non può esserci? Tutto cambia: i tuoi pensieri, le tue emozioni, persino la realtà esterna cambia continuamente.

Prova a lasciar scorrere senza “fissare” niente. Prova a prendere semplicemente atto di ciò che compare nella tua mente, così com’è, senza giudizio, senza pretese, senza trattenerlo né respingerlo”

Tutto questo in un istante, al quale seguì un istantaneo “click” nella mente.

Il corpo si rilassò totalmente, la mente si alleggerì improvvisamente.

E mentre i pensieri e le sensazioni fluivano liberi, scivolando via, una strana, silenziosa gioia avvolse tutto il mio essere e per tutto il resto del tragitto fui pervaso da un senso di benessere e leggerezza mai provato prima, accompagnato da una grande lucidità e consapevolezza.

Passarono alcuni anni prima che io potessi dare un nome a quello stato di coscienza, e altro tempo ancora prima che capissi quanto possa valer la pena cercarlo, coltivarlo, tentare di conquistarlo e mantenerlo, anche nelle più caotiche situazioni.

Sono passati 15 anni, ed ora, pur sapendo quanto aiuti un abito adeguato, una sala pratica predisposta, una Guida, il silenzio, sono anche infinitamente grato di aver avuto la fortuna di vivere quell’attimo magico in un momento informale, in un posto come un altro.

Coincidenza o destino, oggi abito proprio vicino a quella strada e, spesso, mi trovo a passarci con l’auto per andare al lavoro.

A volte, mi sembra di vedere venirmi incontro dall’altra parte un ragazzo su uno scooter celeste e bianco pieno di adesivi.

E con una strana, silenziosa gioia nel viso.

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Il ritmo è ovunque. E’ nel nostro respiro e nel battito cardiaco, è nei cicli della natura, nelle onde del mare e nella natura tutta.

Nasciamo con il senso del ritmo innato e questo certifica il nostro contatto con la terra, il cielo e la vita.

Se una persona non ha il “senso del ritmo”, non è qualcosa di caratteriale e non ha a che fare col “talento”.

Il senso del ritmo si può solo avere…o perdere.

E, in quest’ultimo caso si può sempre riacquisire.

E non serve per forza acquistare una batteria. Ogni cosa può aiutarci a stabilire un ritmo, creare energia e danzare.

Ce lo dimostrano questi fantastici ragazzi in uno spettacolo strepitoso, a cui ho avuto la fortuna di assistere anni fa!

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Sono sulla spiaggia, rivolto verso il mare, e guardo la linea dell’orizzonte.

Faccio dieci passi in avanti. La linea dell’orizzonte non è più vicina di prima.

Torno al punto di partenza e faccio dieci passi indietro.

La linea dell’orizzonte non è più lontana di prima.

Non posso raggiungerla e non posso allontanarmene…

A MENO CHE…

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IL VIDEO DEL MESE

Da Andrea | depositato in Attualità, Filmati

Ervin Laszlo in una chiara e sintetica spiegazione del perché, oggi, abbiamo bisogno di un paradigma olistico.

Il video sarà visibile nei giorni seguenti nella barra laterale nella sezione: “il video del mese”.

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Bellezza, armonia, passione, impeto di un movimento che anela alla libertà,
precisione e grazia nella magia di un azione consapevole.

Forse è solo uno spettacolo.

Ma per chi sa “vedere” è possibile cogliere e assorbire
queste qualità per farle proprie e trasferirle nella propria vita, nelle proprie azioni quotidiane.

Pensate a questa energia portata nel mondo del lavoro o delle relazioni, o in
politica e in economia, o nelle scuole….sono un sognatore? Forse.

Ma ogni cosa che esiste nella realtà è stata in qualche modo prima
sognata da qualcuno.

Ho imparato che il pensiero tende a divenire
realtà (nel bene e nel male).

Ecco perchè credo che sia importante
osservare i propri pensieri e nutrirsi di bellezza, armonia e grazia.

Perchè un giorno i sogni di molti potrebbero trasformare la realtà in un modo
che i “realisti” non avevano mai neanche immaginato.

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LIBERTA’

Da Andrea | depositato in Articolo, Ricerca interiore

Sono libero quando internamente mi sento come lo spazio:

immoto, aperto, vuoto e silenzioso.

E quando mi muovo con le qualità del vento che muove le foglie degli alberi:

le fa vibrare e cantare rimanendo invisibile e per mezzo di esse esprime e afferma la sua presenza.

E quando tutto questo lo vivo senza necessità di spiegazioni, senza scopo.


Fuori il mondo scorre, scorrono i pensieri e le sensazioni….

…colori, suoni, foglie al vento, nuvole in cielo….

Dentro il silenzio da tutto attraversato….vuoto, trasparente e immoto.

Il mio cuore gioisce.

La libertà è un’esperienza interiore, senza attributi, senza dubbi né certezze, solo piacere..

Cercare ciò che sta Oltre.

Muoversi, pensare a partire dall’Oltre.

Le foglie sono mosse dal vento.

Un percorso interiore, una Via, è ciò che ci trasforma da foglie a vento:

prima siamo mossi da qualcosa che non si vede.

Dopo siamo noi a muovere le cose senza essere visti.

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FRIBURGO

Da Andrea | depositato in Poesia, Ricerca interiore

Da un vicolo, camminando nella sera accanto ai canali di acqua per le strade, improvvisamente si apre una piazza.

Al centro, il Duomo.

Non saprei dire se il contatto è avvenuto prima nella mente o nel cuore, se è stata visione o sentire.

So solo che qualcosa mi ha toccato.

All’interno, una vibrazione, e poi come un ricordo dimenticato.

Un ricordo senza forma, né chiare emozioni.

Solo il fremere interno ed esterno, nel cuore ma anche nel corpo,

che mi ha accompagnato per le strade di Friburgo, fra i vicoli,

camminando nella notte, accanto ai canali di acqua per le strade.

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Un gran film, da vedere assolutamente (se non lo avete già fatto).

In questa scena è racchiuso, a mio parere, il “cuore” del film, il senso profondo di quello che, a tutti gli effetti,

può considerarsi l’insegnamento che un insospettato maestro può dare al suo ignaro discepolo.

Direi che, per chi ha “orecchie per ascoltare”, può essere un monito da accogliere e uno stimolo…per decidere di liberarsi dall’unica cosa che possiamo perdere, che ci può essere “presa”.

Cosa? Guardate il filmato……

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La comunicazione è un’arte.

E come ogni arte ha i suoi segreti.

Ma qual’è il “segreto” della comunicazione?

Immaginate due cerchi concentrici con un punto al centro.

Il secondo cerchio (quello più esterno) rappresenta la comunicazione ordinaria, il parlare quotidiano e meccanico, il dire ciò che si dice così, senza pensarci (e spesso senza neanche ricordarsi di cosa si è detto).

Il primo cerchio, il più interno, rappresenta quella che oggi si definisce “comunicazione efficace”, quella insegnata in gran parte dei corsi omonimi, rivolti a chiunque abbia a che fare con “gli altri” specie se per motivi professionali.

La conoscenza di questo primo cerchio implica la padronanza della comunicazione non-verbale, quella cioè più celata, riguardante posture, gesti, toni di voce, e che permette la consapevolezza e la gestione degli stati emotivi propri e dell’altro.

In realtà non è semplice acquisire dimestichezza con questi aspetti, e spesso si finisce per apprendere solo delle tecniche che, in quanto tali, si situano per così dire a metà, fra il primo e il secondo cerchio. Ma anche diventando esperti di comunicazione efficace, si rimane “fuori” dal centro, il cuore, il segreto.

Si rimane ancora in un campo che sta a metà fra il tentare di convincere o manipolare l’altro e “vendere” se stessi, per paura di non essere capiti, giudicati non degni di ascolto e fiducia.

Si rimane legati a tecniche, strategie, obiettivi, e si perde la “sostanza”.

Questo perché manca l’essenziale.

Comunicare davvero significa stabilire un contatto vero, vivo con l’altro.

Significa trasformare e trasformarsi.

Significa “non essere più gli stessi” dopo.

Ma per far questo, occorre innanzitutto….esserci.

Essere connessi.

Essere.

Pochi, pochissimi forse, intuiscono che esiste un “centro” e osano tentare l’accesso al “cuore” della comunicazione.

Se non ci “siamo” noi non c’è neanche l’altro.

E, soprattutto, all’altro arrivano solo, nel migliore dei casi, le nostre strategie, i nostri obiettivi.

Nel peggiore i nostri problemi di comunicazione.

Questo perché possiamo trasmettere (comunicare) solo ciò che siamo, niente di più e niente di meno!

Un esempio chiaro è quello di un grande musicista che suona dal vivo.

Lui è li, sopra un palco.

E, se suona “col cuore”, pur rimanendo lì, pur non cercando assolutamente di convincere nessuno, né tantomeno usando strategie efficaci, arriva, tocca, commuove, può perfino trasformare qualcuno.

E, come effetto collaterale, magari, vende milioni di dischi!!

Scoprire il centro di noi stessi, essere al centro di noi stessi, significa essere al centro di ogni cosa.

Ecco perché per diventare dei comunicatori efficaci, occorre un percorso formativo che parta da un lavoro su di sé, che miri al cuore di se stessi e delle cose che ci circondano.

Così si crea uno “spazio”, un varco che mette (stavolta davvero) in comunicazione il nostro interiore con quello dell’altro (o degli altri).

A quel punto non conta se ciò che esce sono parole dette o scritte, musica, gesti, sguardi, odori.

Quel che accade è qualcosa di magico.

E’ il contatto “da Cuore a Cuore” caro alla tradizione Zen.

A quel punto comunicare è, innanzitutto, essere.

Ed essere……è comunicare!

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