Archivio per settembre, 2010

Chiunque si occupi seriamente di ricerca interiore, sa che con questo termine si intendono tante di quelle cose da non avere spazio e tempo per elencarle.

Un insieme di studio, riflessione, messa in discussione, pratica, osservazione, partecipazione a seminari e conferenze, a corsi, intensivi, ricerca di una Guida, trappole, inganni, aspettative, entusiasmi e scoraggiamenti….e via dicendo a non finire.

Sa anche che la ricerca interiore ha anche un aspetto per così dire “esterno”, sia perchè comunque dobbiamo fare i conti con il mondo di oggi, sia perché in qualche modo, nell’illusione di un percorso lineare, quando “dentro” troviamo qualcosa poi abbiamo il problema di esprimerlo fuori.

C’è però un punto essenziale della ricerca interiore, qualcosa di così fondamentale che senza l’uno non esisterebbe l’altra, e questa potrebbe essere fatta soltanto di quello: il ritiro.

E’ qualcosa di così basilare che istintivamente è conosciuto anche da chi di ricerca interiore non ne ha mai sentito parlare.

Ogni uomo o donna, almeno una volta nella vita, ha sentito il bisogno di fermarsi un attimo, di cercare uno spazio per raccogliersi, chiudersi in sé e prendersi del tempo: dal decidere di lasciare tutto per andare nell’Himalaya fino ad andare un attimo in bagno per stare stare da soli almeno in un momento intimo.

Ma il ritiro è qualcosa di molto di più di questo, di un’azione precisa.

E’ uno stato di coscienza. E’ l’inspiro prima di tuffarsi. E’ la tartaruga che raccoglie i suoi arti dentro il guscio per difendersi o riposare. E’ il felino che si lecca le ferite. E’ la sapienza genetica degli animali che quando si ammalano si sdraiano in disparte per auto-guarirsi.

Il ritiro è quindi raccoglimento e osservazione, ma anche terapia, contatto silente con ciò che è celato all’interno.

E non è un optional. E’ un istinto, un bisogno fisiologico che può certamente essere elevato ad arte.

Non si può sopravvivere senza mai inspirare.

Non si può vivere senza mai raccogliersi.

Non si può scegliere, agire, osare o amare senza almeno soltanto un contatto con se stessi.

Eppure questa società odierna non considera questo aspetto e pone in rilievo soltanto il produrre, le scadenze, gli obiettivi, i risultati, il “fare”.

E infatti è una società che sta morendo, e rifiuta le cure.

4 Comments so far. Join the Conversation

LA MENTE CELATA

Da Andrea | depositato in Poesia, Ricerca interiore

Suggerisco di avviare il video per accompagnare la lettura con la musica…

L’atmosfera rarefatta dopo una meditazione serale,

il dolce fluire di una sensazione simile ad un invisibile abbraccio,

il fumo dell’incenso che salendo risuona silente nello spazio,

il suono di un flauto che vibra nell’aria riempendola di colori tenui,

il silenzio di una chiesa,

il potere silenzioso di un silenzio che protegge e cura,

la sacralità di uno spazio vuoto,

il fresco giardino di un tempio isolato,

il fluire calmo e inesorabile di un ruscello o di un respiro.

l’immobilità vibrante di montagne innevate,

la stessa immobilità di un mare in continuo movimento,

la profondità dello spazio infinito che contiene le galassie.

Bellissime apparenze che rivelano un’unica cosa e ad essa riconducono:

la mente impercettibile, pura, incontaminata,

di un Buddha che sorride, in contemplazione, ad occhi chiusi,

lo sguardo distaccato e amorevole di un Maestro,

La mia presenza silenziosa, che è mente

desta e vuota, sola,

senza tempo, senza distanza, senza desideri, senza paura,

in pace….

….LIBERA….

3 Comments so far. Join the Conversation

LONGING, BY HELLOWEEN

Da Andrea | depositato in Filmati, Musica

Interiorizzazione.

Silenzio.

Ascolto.

Un giorno per fuggire dal rumore e sentire il suono del mio cuore.

“If I don’t wanna know  what’s written inside me,  how could I see anything,  how could I be anything ?”

Sii il primo a commentare

Canzone già postata nella sua versione nel musical rent, qui cantata dal vivo divinamente dalla splendida Idina Menzel. (anche lei presente nel cast del film).

Abbiate pazienza perché lei inizia a cantare dopo circa 50 secondi dall’inizio del filmato…ma arrivate fino al finale e sentirete!

Il testo:

There’s only us
There’s only this
Forget regret
Or life is yours to miss
No other road
No other way
No day but today

There’s only yes
Only tonight
We must let go
To know what’s right
No other course
No other way
No day but today

I can’t control Control
My destiny
I trust my soul
My only goal is just To be
There’s only now
There’s only here
Give in to love
Or live in fear
No other path
No other way
No day but today

Sii il primo a commentare

Una bellissima canzone, un testo stupendo, cantato da una delle voci più belle e portentose dell’ Heavy Metal…

…e non solo!

Che vi piaccia o no questo genere (capisco che è un pò “particolare”), vi invito caldamente ad ascoltare Michael Kiske cantare, in particolare il finale.

E a leggere il testo qui sotto.

Buon Week-End!

EAGLE FLY FREE , BY HELLOWEEN

People are in big confusion
they don’t like their constitutions
everyday they draw conclusions
and they’re still prepared for war

Some can say what’s ineffective
some make up themselves attractive
build up things they call protective
well your life seems quite bizarre

[Bridge:]
In the sky a mighty eagle
doesn’t care ’bout what’s illegal
on its wings the rainbow’s light
it’s flying to eternity

[Chorus:]
Eagle fly free
let people see
just make it your own way
leave time behind
follow the sign
together we’ll fly someday

Hey, we think so supersonic
and we make our bombs atomic
or the better quite neutronic
but the poor don’t see a dime

Nowadays the air’s polluted
ancient people persecuted
that’s what mankind contributed
to create a better time

[Bridge:]
In the sky a mighty eagle
doesn’t care ’bout what’s illegal
on its wings the rainbow’s light
it’s flying to eternity

[Chorus:]
Eagle fly free
let people see
just make it your own way
leave time behind
follow the sign
together we’ll fly someday

1 Commento. Partecipa alla Conversazione

A volte basta soffermarsi un attimo sul significato di una parola, non permettersi una reazione meccanica al senso che abbiamo incamerato senza filtri, per aprire un nuovo spazio di possibilità, quasi un nuovo mondo da attraversare.

Responsabilità.

“Sii responsabile” è quasi per tutti e quasi sempre un monito proveniente da quell’istanza psichica che Freud definì Super-Io e che sta a rappresentare (semplificando la questione) una sorta di “genitore introiettato” e che in sé ingloba la morale ricevuta, il senso del dovere che inconsciamente abbiamo incamerato a partire dalla più tenera età.

Subito quindi la risposta interiore al “sii responsabile” può essere o invitarci a rispettare le regole, fare “il bravo”, seguire e fare ciò che è giusto (secondo naturalmente la cultura di appartenenza e l’educazione ricevuta, e già qui le possibilità sono tantissime) oppure decidere di essere anticonformisti e ribelli (opponendoci alle stesse regole etc. che ci sono letteralmente capitate).

E, a seconda di quale fra le due possibilità scegliamo e della nostra capacità di agire la scelta, il nostro comportamento sarà conseguenza logica.

Essere responsabile significa per la maggior parte delle persone qualcosa come “mettere la testa a posto”, fare ciò che secondo la morale comune va fatto (senza ovviamente chiedersi chi ha detto cosa fare e quando).

Ma responsabilità, letteralmente (e essenzialmente) non significa altro che: abilità a rispondere.

Rispondere all’ambiente, oppure a ciò che interiormente ci accade.

Rispondere ad una difficoltà economica, ad una malattia, ad una violenza fisica o psicologica, ad un’emozione improvvisa, ad una situazione che ci impone di fare una scelta.

Per essere abili a rispondere occorre innanzitutto essere molto ricettivi perché più si è attenti prima vediamo le cose arrivare, e prima le vediamo più tempo abbiamo per scegliere come reagire.

Accade anche che a volte le cose arrivino improvvisamente, e allora la nostra abilità a rispondere deve essere istantanea, senza pensieri.

A volte la nostra reazione può portare ad effetti non buoni (essere una reazione “sbagliata”), ma se siamo abili a rispondere anche a questo ci assumiamo, appunto, la responsabilità delle nostre azioni e rispondiamo a questa nuova situazione.

Responsabilità. Abilità a rispondere. Basta rifletterci un attimo, elaborare questo nuovo significato, e poi allenarci a metterlo in pratica.

Per decidere di diventare finalmente e davvero persone responsabili.

E, perché no, mettere “la testa a posto”, cosa che alla luce di queste riflessioni può diventare un modo di dire con un senso:

“riportare la mente a casa”, come disse il Buddha!

2 Comments so far. Join the Conversation

LA CRISI DEI VALORI

Da Andrea | depositato in Articolo, Attualità

E’ ormai indiscutibile che il mondo in cui viviamo stia attraversando un periodo di crisi e, come sottolineano spesso i media o vari analisti o pensatori, essa riguarda vari aspetti della vita.

Si parla di crisi economica, ambientale, energetica, socio-culturale etc.

Ma analizzando la situazione con più attenzione, si può individuare un denominatore comune, un fattore che, come ha ben evidenziato Ervin Làszlò (esperto in filosofia della scienza e della teoria dei sistemi), si situa per così dire alla fonte, e cioè il fatto che tutte le crisi discendono a cascata dalla vera e unica crisi:

la crisi dei valori.

Questa indica la perdita, da parte dell’essere umano, del contatto con se stesso e con ciò  che essenzialmente lo caratterizza in quanto essere umano.

Secondo un pensiero che ha origini antiche ma viene riportato a  galla recentemente dall’approccio umanistico-esistenziale, nella sua natura l’essere umano ha qualità positive, buone, legate alla ricerca di armonia con gli altri e con l’ambiente. Possiede, cioè, una sorta di etica interiore innata e universale, che non risente delle specifiche tendenze socio-culturali del proprio luogo di nascita ma che, invece, è facilmente distorta quando un ambiente non in sintonia con tale etica ne frustra la libera espressione e il libero sviluppo verso l’auto realizzazione e lo spontaneo senso di appartenenza, condivisione e altruismo.

Quindi un contesto che favorisca lo sviluppo spontaneo  di tale natura, attraverso leggi adeguate e iniziative sociali basate più sul “tirar fuori” (educare) che sull’imporre  possono favorire la crescita armonica dell’individuo che, in quanto “mattone essenziale” della società, andrà insieme ad altri a costituire una società più saggia e sensibile.

Esiste però una modalità  ulteriore e complementare per creare un circolo virtuoso di interazione individuo-ambiente che è quello di crescere in consapevolezza riguardo se stessi e il proprio ruolo nel mondo. Quindi servizi che offrano l’occasione al cittadino per imparare ad “essere” oltre che a sapere e fare.

E anche essere con l’altro, con gli altri e con l’ambiente, secondo una visione sistemico-olistica che, riprendendo ancora spunto da Làszlò, ri-attualizza attraverso un nuovo paradigma scientifico ciò che in culture tradizionali antiche era quasi dato per scontato: nessuno è separato, siamo tutti interrelati e costituenti un unico sistema fatto da individuo-gruppo-ambiente.

Perché questo sistema sopravviva ogni elemento ha importanza, nonché la struttura in cui tutti gli elementi sono organizzati.

E soprattutto l’omeostasi, l’equilibrio fra mantenimento del sistema e rinnovamento, in un dinamico  e armonico scambio fra interno ed esterno.

In termini pratici questo poteva essere sperimentato anticamente in tutti quei rituali che scandivano i passaggi essenziali della vita, il “cerchio” come incontro fra individui, la celebrazione condivisa, la scelta ponderata di come costruire senza rompere l’equilibrio dell’ambiente.

Ora è chiaro che nel mondo contemporaneo non è più possibile vivere esattamente come allora (e neanche auspicabile).

I pochi soggetti che costituivano un villaggio ora corrispondono alle migliaia di persone che vivono  in città.

Però quella della “tribù”  è una buona metafora ed offre spunti pratici per poter creare occasioni specifiche nel quale riprendere ciò che si è perso.

Non certo per tornare indietro, ma per andare avanti verso il futuro senza rischiare l’alienazione, l’oblio dalla condizione prima ed essenziale di esseri umani.

Come un albero deve andare avanti nella crescita per portare dei frutti, così la nostra società  deve andare avanti ma, proprio come l’albero, dimenticando le radici profonde ci si può aspettare solo la morte.

Ritornando al principio di questo discorso:

Riappropriandosi dei valori essenziali, delle radici profonde dell’essere umano in quanto tale ( come ad esempio la fiducia e la gioia per la vita – prima dei ruoli e dei simboli che pongono differenze di valore -, la condivisione, la celebrazione, il senso di responsabilità per sé e per gli altri, la consapevolezza di abitare “sotto un unico cielo”), la società odierna avrà “linfa vitale” per crescere e portare frutti buoni nei vari rami che la compongono, dall’economia alla formazione, dalla sanità all’ambiente e così via.

Portare alla luce il “cuore”  della crisi odierna e affrontarla con la sincera voglia di superarla, è una grande possibilità.

Perché riguarda l’essere umano in quanto tale, e di essere umani è fatta una società.

Talmente ovvio che ce ne stiamo dimenticando!

Sii il primo a commentare

SUGGESTIONE DEL WEEK-END: HAKA MAORI

Da Andrea | depositato in Filmati, Sport

Due differenti Haka (Tradizionale danza Maori) eseguiti dagli All Black’s.

Anche se in parte è ormai spettacolo, questi ragazzi riescono ad esprimere qualcosa di potente e “antico”, forse più visibile nel terzo dei tre seguenti video:

Sii il primo a commentare

Comprendere la differenza fra queste tre categorie non è solo speculazione intellettuale ma, al contrario, può fornire capacità operative che possono alzare di molto la qualità della nostra vita o del nostro lavoro.

Partiamo dall’analisi delle prime due, un’osservazione da poter fare a due livelli differenti o meglio con due “attenzioni” differenti.

Con la prima attenzione (partendo dal presupposto che possiamo essere anche non attenti, e questo capita molto spesso) possiamo stabilire delle priorità, decidere cioè ciò che ci è utile per raggiungere i nostri obiettivi personali o professionali, oppure uno stato di maggior salute o benessere, o ancora una migliore performance sportiva o artistica.

Significa creare strategie e pianificare azioni che ci portino verso la meta e riconoscere ciò che invece ci allontana o ne ritarda il raggiungimento.

A questo livello usiamo la mente razionale e, importantissimo, non decidiamo ciò che è giusto o sbagliato, ma solo ed unicamente ciò che ci è utile o ciò che non lo è.

Esiste però una seconda attenzione, un livello superiore dal quale guardare le cose, che ci permette di scoprire che non esistono schemi fissi che stabiliscano cos’è utile e cosa no.

E soprattutto ci evita di cadere nella trappola (facilmente presente nella mente razionale) del considerare utile solo ciò che è evidentemente produttivo, logico, pianificato, qualcosa che è molto influenzato da una sorta di senso del “dovere”, o dall’attaccamento al risultato, da una “freddezza” che irrigidisce e tende a spegnere il desiderio.

Il mezzo viene confuso con il fine.

Attraverso questa “seconda attenzione”, dicevo, la trappola si evita e si rivelano percorsi più creativi.

Possiamo per esempio scoprire che prendersi una banale “pausa caffè” al momento giusto è qualcosa di estremamente utile per poter ripartire con più energie o, al contrario, che una pianificazione troppo dettagliata e complicata finisce per rallentare il nostro cammino verso l’obiettivo.

Si va oltre gli schemi preconfezionati.

E da qui il passo è breve verso….l’essenziale: essere nel Cuore!

Non è un passaggio lineare, logico, graduale, ma un vero e proprio “salto” ad un livello differente.

L’essenziale non può facilmente essere descritto a parole, né tantomeno analizzato razionalmente, perché esso ha a che fare più con “qualità interiori”.

Esistono però singoli termini che, se colti nel loro senso più profondo, possono indicare alcuni aspetti.

Questi aspetti, come si può notare ad un’analisi non superficiale, non ricadono nelle ovvie e banali emozioni con le quali spesso si identifica erroneamente il termine “Cuore”.

Essere nel Cuore non ha a che vedere col sentimentalismo, né con le fluttuanti e incostanti emozioni che solitamente ci attraversano.

Essere nel Cuore significa innanzitutto essere “centrati”, “presenti”, partire dal “nucleo profondo di se stessi” per lasciare emergere fiducia, gratitudine (che precede, attenzione, l’ottenimento del risultato), apertura, silenziosa gioia, spontaneo senso di altruismo.

Se per sviluppare utili strategie ed efficaci azioni esistono modalità operative valide che possono essere apprese, per imparare ad “essere nel Cuore” occorre un percorso diverso, con tecnologie diverse, strutturate per creare la “possibilità” di sperimentare questo stato e imparare a mantenerlo.

Un’ ultima cosa fondamentale: cercare l’essenziale e muoversi a partire da esso non esclude gli aspetti precedentemente esposti. Discernere l’utile dal non utile, muoversi con facilità nel mondo della “prima attenzione” è fondamentale se si vuole esprimere l’essenziale, comunicarlo, insegnarlo, renderlo utile nella vita e nel lavoro.

Quindi rimanere nel Cuore e mettere la mente e il corpo al suo servizio.

Cercare sempre l’essenziale, mentre si cresce in capacità di discernere l’utile dall’inutile.

4 Comments so far. Join the Conversation

In una partita, come nel lavoro e nella vita in generale, esiste una dimensione apparentemente invisibile e ininfluente ma che, al contrario, gioca un ruolo fondamentale: la dimensione emotiva e mentale. Durante lo svolgersi della competizione entrano in ballo una quantità considerevole di emozioni e stati d’animo solitamente assenti in un allenamento o trascurati in quanto si è focalizzati soprattutto sulla preparazione fisico-atletica e tecnico-strategica.

Ecco allora che tensioni, situazioni sfavorevoli (campo di gioco, errori, sorte avversa etc.) o incomprensioni fra giocatori della stessa squadra possono compromettere l’esito della partita.

E’ possibile però allenare anche questa dimensione non trascurabile dell’essere umano e sviluppare la capacità di gestire le emozioni e di canalizzarle ai fini di una migliore prestazione, di gestire in modo costruttivo per la squadra i rapporti con gli altri componenti, di far confluire tutte le risorse in un’ azione totale ed efficace: quello che si dice agire col cuore, quel “non so che” che è facile osservare negli individui considerati dei “fuori classe”.

Questa è un’abilità che fa la differenza tra una performance atletica più o meno efficace e una performance di qualità, tra la bravura e l’eccellenza.

E questa qualità è, in ultima analisi, uno stato di coscienza, quello che in ambito sportivo è definito “stato di flow”, il calmo e concentrato fluire dell’azione, la mente ed il corpo al massimo delle loro potenzialità, il punto di incontro fra efficacia, armonia ed eccellenza.

Lo stato mentale che è vincente in sé, prima ancora dell’azione.

In uno sport di squadra, inoltre, il rapporto fra i compagni è una qualità fondamentale per raggiungere gli obiettivi comuni. Il gruppo-squadra è come un organismo formato da diversi componenti, ognuno con le sue specifiche qualità e risorse, e come ogni organismo il suo funzionamento dipende dall’armonia fra le sue singole parti. E quando questa armonia è presente, emerge la caratteristica specifica di un gruppo al suo massimo rendimento, così che le singole parti concorrono a formare qualcosa di più della loro somma: la squadra, un’unica entità con una sua propria energia, un suo cuore, una fiamma mantenuta e alimentata da ogni giocatore, in modi diversi ma di uguale intensità.

E’ possibile, per una squadra (ma anche per un singolo sportivo), intraprendere un percorso di coaching per conoscere e sviluppare queste potenzialità

2 Comments so far. Join the Conversation