Archivio per novembre, 2010

E’ qualcosa di interamente esperienziale.

Difficile da spiegare tanto quanto potenzialmente sperimentabile in modo naturale.

Anzi, più ci si riavvicina ad una vera naturalezza nell’osservare, nel sentire e nell’agire (cosa che richiede un insegnamento e la messa in atto di questo), più è facile coglierlo da soli senza spiegazioni.

Si può cogliere in noi stessi (e attorno a noi), portando in silenzio la mente, entrando in un placato sentire e lasciando fluire la percezione, staccando l’attenzione dagli oggetti che ci circondano e spostandola più sugli spazi che li “separano”, fino al suo manifestarsi spontaneo.

Può essere definito calma, armonia, benessere.

Richiede molta fiducia.

E’ più facile, a volte, sentirlo nel suo svelarsi quando siamo in sintonia con un’altra persona, parlando con lei, danzando, muovendoci in modo sincronizzato.

Allora si scopre che è uno spazio, uno spazio chiamato desiderio o, se si vuole usare un termine più antico, Eros. Ma questo spazio non è vuoto.

E’ un “campo”. E più lasciamo che sia questo campo a muoverci più ne cogliamo la potenza.

Un campo informato. Quando si crea le informazioni iniziano a “girare” e meno mente c’è, più informazioni arrivano.

In questo spazio avviene.

Avviene qualcosa di magico. Ci armonizza, ci calma.

E se a volta capita che emergano stati disarmonici allora basta avere ancora fiducia e metterli in contatto con questo campo.

Perché questo spazio, questo campo, è un campo armonico e quindi non può che armonizzare ciò che tocca.

E se siamo in una condizione per cui possiamo aiutare un altro, allora questo campo agisce per noi, più di noi, più delle nostre tecniche terapeutiche.

Perché questo campo è un campo che cura.

In questo spazio c’è la terapia.

Qui accade l’essenziale.

E, si sa, “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

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Da Andrea | depositato in Articolo

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Un punto di vista è molto di più di ciò che sembra.

Un punto di vista comporta pensieri di un certo tipo, emozioni ad essi collegati e perfino posture e gesti specifici.

Il punto di vista è una sorta di “io”, con una personalità specifica.

Spesso non ce ne rendiamo conto, ma cambiamo spesso “centro”, anche nella stessa giornata, e a volte in pochi istanti.

Interessante è il caso delle cosiddette “personalità multiple”: individui che contengono diverse personalità, ognuna con idee e comportamenti caratteristici, a volte diametralmente opposti.

E’ un esempio raro (oltre che patologico) e comporta non pochi problemi in chi vi è coinvolto in prima persona visto che spesso una “personalità” non è cosciente dell’altra e il “cambio” avviene in modo improvviso e non volontario.

Sembra che ci siano stati casi nei quali accadeva perfino che se il soggetto ad esempio si ubriacava mentre era una personalità, col cambiamento la sbornia passava all’istante perché l’altra, in effetti, non aveva bevuto!

Ancora più incredibili sono casi dove, sembra, se una personalità aveva ad esempio un ematoma in un punto del corpo questo spariva al cambio.

Questi ovviamente sono casi estremi e soprattutto comportano non pochi problemi, ma evidenziano anche una possibilità interessante e straordinaria del nostro cervello.

Ci informano cioè che, potenzialmente, potremmo all’istante spostare il nostro punto di vista e, magari, guarire da una malattia, oppure avere successo laddove di solito falliamo.

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Da Andrea | depositato in Articolo

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DANZARE NEL VUOTO

Da Andrea | depositato in Articolo, Ricerca interiore

Ci sono dei momenti, nella vita di un uomo o una donna, nei quali tutto sembra tacere.

Momenti che mettono alla prova ogni sicurezza, ogni appiglio fisico, emotivo o mentale.

Anche la fede ordinaria, quella verso un Dio di una qualunque religione, vacilla.

La mente è offuscata. Ci si sente come persi nella nebbia di notte, in un pantano interiore che lascia spazio solo a tristezza o frustrazione che diventa rabbia.

Tutte le domande inutili spariscono.

Ne rimangono praticamente solo due: chi sono e che cosa devo fare.

Solo queste due domande.

Chi sono e che cosa devo fare?

Ma Dio sembra tacere. E sorge un’altra domanda: perché non parli?

Silenzio.

Arriva una specie di risposta dettata da anni di ricerca interiore e pratica: Dio parla sempre, sei tu che devi saperlo ascoltare.

Bene. Allora ci si può sedere in meditazione e mettersi in ascolto.

E a volte questo funziona, e delle risposte arrivano.

Ma a volte no.

In certi momenti come questi no.

Dopo che le gambe sono praticamente addormentate e doloranti (per non parlare della schiena), la frustrazione arriva al massimo.

E diventa disperazione. E si interrompe anche la pratica.

Non c’è più niente da fare, in momenti come questi.

E si decide di rinunciare ad una soluzione e, semplicemente, accettare consapevolmente lo stato in cui ci si trova.

Ed è lì che l’inaspettato accade.

Può arrivare da solo, dal nulla. Oppure può essere scatenato da una parola che si sente, o da un suono, o da un pensiero o immagine fugace che all’improvviso compare.

In ogni caso sembra sorgere dal nulla. Dal vuoto.

E a quel punto….non più domande, non più ricerca.

Un impulso spinge a danzare e cantare nella notte, senza più perché.

E’ un impulso privo di ragionevolezza. Assomiglia a follia, ma sa di saggezza priva di sapere.

Non più “chi sono e cosa devo fare?”, ma solo IO SONO E DANZO E CANTO IL MIO ESSERE.

Non più emozioni cangianti, ma solo gioia nel cuore, anch’essa priva di un perché.

E’ la danza nel vuoto.

E’ la vita senza certezze, né spiegazioni, né domande.

Non c’è più Io, e neanche Dio.

C’è solo la Vita che celebra se stessa.

Senza scopo, senza morale, senza freno.

E il silenzio terribile dell’attesa insofferente si scioglie nel non tempo.

Diventa estasi.

La gioia del distacco.

Distacco da ogni sicurezza.

Che poi non è nient’altro che……FIDUCIA.

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