Il benessere è uno stato di coscienza.
E’ lo stato di coscienza di chi vede e, quindi, può.
Vedere, in molte culture lontane nel tempo e nello spazio dalla nostra, non è il semplice utilizzare il senso della vista, né bloccare la realtà con delle definizioni, ma coglierla attraverso una mente unitaria, che integra e contiene le infinite sfumature del reale, una mente che è innanzitutto presenza, consapevolezza e che, in sé, è il centro calmo e stabile della nostra esistenza, lo spazio libero al centro di noi stessi.
Una mente che vede ciò che è invisibile agli occhi e al pensiero ordinario, e che può ciò che altri non credono possibile.
Il benessere è uno stato di coscienza caratterizzato da armonia, senso di unità in se stessi e con l’ambiente, gioia e calma lucidità.
Cercare, sviluppare e mantenere questo stato di coscienza non significa rifugiarsi in un mondo ideale, né tanto meno fuggire dalla realtà che ci circonda, fatta anche di lavoro, relazioni, necessità e desideri materiali, difficoltà, passioni e sogni.
I mistici lo chiamano “stato di grazia”, gli sportivi “la zona”, gli psicologi “stato di flow”. Lo si può anche definire “meditazione”, o “stato naturale”.
Almeno una volta nella vita ogni essere umano lo ha vissuto: davanti ad un tramonto, guardando un cielo stellato, oppure in un gesto consapevole, in uno sguardo, in una parola detta o sentita o in un abbraccio.
Un momento magico, in cui il tempo si dilata, ed è un momento perfetto.
Dietro la ricerca di un successo professionale, o di più soldi, o di più amici.
Dietro le sudate fatte per stare in forma, o per piacere agli altri.
Dietro ogni sforzo, si cela la ricerca di questo stato.
E’ un istante in cui, finalmente e realmente, si è felici.
Dietro ogni ricerca si cela la ricerca della felicità.
Questo stato può essere cercato, coltivato, mantenuto, e reso stabilmente presente.
Qualcuno pensa che i soldi facciano la felicità, oppure che per essere felici occorre avere successo in campo professionale, o avere vicino persone speciali, o essere in salute oppure che saremo felici quando ci sarà un mondo migliore.
Ma si potrebbe capovolgere queste credenze per arrivare ad un principio quantomeno rivoluzionario: è dalla felicità che scaturisce il successo, la ricchezza, ottime relazioni, salute e la possibilità di contribuire ad un mondo migliore.
Non sono il primo né l’unico a pensarlo.
Il primo scopo della vita è vivere davvero.
Essere vivi è uno stato di grazia, uno stato di coscienza che possiamo arrivare a sperimentare; ogni altra conquista deriva spontaneamente da questa.
La salute, l’eccellenza e il successo sono, innanzitutto, questo stato di coscienza.
Vitalità, carisma, presenza, empatia. Qualità contenute, in potenza, all’interno di ognuno.
Ed ogni persona ha la possibilità di raggiungere il successo, qualunque cosa rappresenti per ognuno questa parola.
Conosci te stesso, trova la felicità che scaturisce naturalmente dal tuo essere.
Il resto verrà di conseguenza.
Questa è l’essenza, il cuore, il segreto, il mezzo e il fine di ogni via per il benessere e per lo sviluppo del potenziale umano.
Lungo e complesso è il percorso per capire cosa significhi essere felici, trovare strumenti efficaci per ottenere questo stato di coscienza e il coraggio e la determinazione per utilizzarli davvero.
Ma, essenzialmente, essere felici è semplice: basta non aver paura, aprirsi alla vita e osservare.
A quel punto si inizia a vedere.
E inizia il viaggio.




Devi trovare una grande forza per vivere libera, ma il vivere non è una emozione, molte volte si sopravvive solo xkè si ha paura di vivere diversamente, si vive con sensi di vertigini immensi, il vivere è la cosa più complicata della morte stessa!!!
E’ vero, grande forza d’animo occorre per vivere davvero, liberi e consapevoli.
Non è facile. Ma possibile secondo me. In una canzone di Jovanotti vi è una frase (non so se è sua o di qualcun altro) che contiene a mio parere una verità e una possibilità operativa:
“La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare”.
Allora la vertigine può essere “cavalcata” e trasformata in danza (ti ricordi quando da piccoli si girava vorticosamente per scatenare il giramento di testa e goderne?).
Da bambini avevavamo una grande risorsa: la semplicità.
Vivere non è complicato. La nostra mente condizionata invece lo è molto. E in quella complicazione rischia di morire.
Grazie del commento.
Buona giornata!
Come scrisse Thomas Jefferson nella dichiarazione d’indipenza degli Stati Uniti (1776), la Ricerca della Felicità è un diritto inalienabile dell’uomo.
A mio avviso, e sulla base delle mie esperienze personali, la Felicità è un punto che passa attraverso un pre-stadio di Serenità, che va coltivato quotidianamente cercando non farlo abbattere dalle difficoltà materiali (demoni) che cercano di allontanarlo. La serenità personale, diventa quindi una prerogativa per il raggiungimento della felicità. Lo stato di coscienza chiamato serenità può essere raggiunto proprio tramite l’aiuto di attività fisiche: la lettura di un testo, l’ascolto di un brano, la preghiera, la meditazione, lo sport, e così via. Non vi è una regola o una “ricetta” unica per tutti. Ciascuno di noi è preposto a ricevere serenità o diversi “stati” di serenità da attività diverse.
Vi porto un esempio pratico personale: la mattina, appena alzato, mi metto in mezzo alla stanza e faccio la verticale. Le prime volte un disastro totale. Poi, perseverando, comincio a restare in equilibrio, prima qualche secondo, poi sempre più tempo. Equilibrio. Mi concentro su questa sensazione fisica, e mentre sono in verticale sulla mia testa, proietto nella mia mente il più astratto concetto di equilibrio. Riuscire a rimanere in equilibrio in una posizione non naturale (fisicamente) e assimilare tale piacevole sensazione di sicurezza; assimilarla in maniera tale da ricordarla (forse anche incosciamente) quando durante la giornata possono presentarsi situazioni (professionali, sentimentali) difficili, e mantenere l’equilibrio in quei momenti può essere determinante per risolvere la situazione. Questo equilibrio mi dona serenità.
Vivendo con serenità, si trasmette serenità, e si infonde serenità anche nel prossimo, che risulta propenso a restituirla, probabilmente senza rendersene conto. E questo ritorno che può manifestarsi in gentilezza da parte del prossimo, affetto da parte del partner, o un miglioramento dei nostri affari, provvede al mantenimento e all’amplificazione del nostro stato di serenità, producendo così un circolo che tende continuamente ad aumentare. Questo porterà molto probabilmente al raggiungimento dei nostri obiettivi, quindi allo stato di coscienza chiamato felicità.
A qualcuno può bastare pochissimo, per avere serenità, mentre qualcun’altro deve ricercarla molto più profondamente. Ciò che personalmente posso dire che la serenità è la conseguenza di una disciplina personale, che inizialmente può sembrare sacrificio, perché serve a distaccarci da piaceri materiali (vizi) che momentaneamente appagano il nostro ego, ma sono in realtà un inganno che ci allontana dalla Felicità. Una disciplina di vita (virtù), qualunque essa sia, se praticata regolarmente restituisce molto più di quello che prende, ed in tempi molto più brevi di ciò che si possa pensare.
Alzatevi presto la mattina, godete della natura che vi circonda, abbiate cura del vostro corpo (che è la custodia del vostro spirito), dedicate regolarmente un parte della vostra giornata a voi stessi, e dispensate serenità. Il mondo intero ve ne sarà grato e vi restituirà tutto ciò che gli donate. Coglietelo, ringraziate, e continuate. Io lo faccio.
Grazie mille per il tuo commento Enrico.
Chiaro, sentito, ben scritto e soprattutto utile, ricco di spunti riflessivi e pratici!
Caratteristiche di chi vive con sincerità e passione la ricerca interiore piuttosto che limitarsi a “teorizzarla”.
Buona serata!