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Un’intervista importante con informazioni e riflessioni importanti proposte da Ervin Laszlo, filosofo della scienza ,

fondatore del Club di Budapest, candidato al Nobel e rettore della Giordano Bruno Global Shift University di Washington.

Non è brevissima ma vale la pena.

Premetto che ho un’opinione ben definita riguardo al dibattito” nucleare o no” e che non mi sembra possibile che qualcuno ancora stia a sentire le (s)ragioni di chi asserisce che il nucleare sia la migliore e più avanzata tecnologia disponibile.

Dato che però in questo blog si parla dell’essere umano, delle sue risorse e del suo potenziale interiore, mi sembra opportuno sottolineare che esiste una fonte di energia fondamentale e che potrebbe, o meglio dovrebbe, essere il centro delle discussioni soprattutto in un momento difficile come questo: la consapevolezza.

Consapevolezza di sé, innanzitutto, che diventa nel tempo padronanza dei propri stati di coscienza e, di conseguenza, del proprio stato di salute, cosa che ci può emancipare dalle dipendenze da farmaci, metterci nella condizione di chiedere aiuto per ciò che davvero può esserci utile a star bene e crescere e essere in grado di rappresentare per gli altri fonte di armonia e fiducia.

Dalla consapevolezza di sé nasce la consapevolezza degli altri, del loro vissuto, il che porta ad una migliore comunicazione e allo stabilirsi di rapporti affettivi e lavorativi migliori, case dove l’atmosfera è serena e gioiosa, ambienti di lavoro piacevoli e produttivi, un grande e proficuo scambio di informazioni e soprattutto il senso di unità, quello “spirito di gruppo” fra la gente che da solo, potrebbe portare a “fare la rivoluzione”.

Poi con un altro salto si passa alla consapevolezza del proprio ambiente, quella saggezza dei popoli antichi che permetteva loro di ascoltare la “natura” e comprendere con un grande senso dell’armonia come integrare ad essa la tecnologia e l’architettura. Quella sapienza che evitava quasi sempre di costruire case là dove la terra non lo permetteva, o di tagliare alberi a caso, o costruire dighe in posti improbabili.

E chissà, da qui si potrebbe anche andare oltre, osando la sfida di arrivare a conoscere le leggi che regolano questo universo, così da attingere ad un potenziale talmente vasto da non potersi neanche immaginare.

E, dopo questo viaggio della consapevolezza, questa evoluzione dell’essere umano, come sarebbe il mondo? Quali e quante soluzioni valide si troverebbero ai problemi che si presentano oggi?

E’ ormai indiscutibile che il mondo in cui viviamo stia attraversando un periodo di crisi e, come sottolineano spesso i media o vari analisti o pensatori, essa riguarda vari aspetti della vita.

Si parla di crisi economica, ambientale, energetica, socio-culturale etc.

Ma analizzando la situazione con più attenzione, si può individuare un denominatore comune, un fattore che, come ha ben evidenziato Ervin Làszlò (esperto in filosofia della scienza e della teoria dei sistemi), si situa per così dire alla fonte, e cioè il fatto che tutte le crisi discendono a cascata dalla vera e unica crisi:

la crisi dei valori.

Questa indica la perdita, da parte dell’essere umano, del contatto con se stesso e con ciò  che essenzialmente lo caratterizza in quanto essere umano.

Secondo un pensiero che ha origini antiche ma viene riportato a  galla recentemente dall’approccio umanistico-esistenziale, nella sua natura l’essere umano ha qualità positive, buone, legate alla ricerca di armonia con gli altri e con l’ambiente. Possiede, cioè, una sorta di etica interiore innata e universale, che non risente delle specifiche tendenze socio-culturali del proprio luogo di nascita ma che, invece, è facilmente distorta quando un ambiente non in sintonia con tale etica ne frustra la libera espressione e il libero sviluppo verso l’auto realizzazione e lo spontaneo senso di appartenenza, condivisione e altruismo.

Quindi un contesto che favorisca lo sviluppo spontaneo  di tale natura, attraverso leggi adeguate e iniziative sociali basate più sul “tirar fuori” (educare) che sull’imporre  possono favorire la crescita armonica dell’individuo che, in quanto “mattone essenziale” della società, andrà insieme ad altri a costituire una società più saggia e sensibile.

Esiste però una modalità  ulteriore e complementare per creare un circolo virtuoso di interazione individuo-ambiente che è quello di crescere in consapevolezza riguardo se stessi e il proprio ruolo nel mondo. Quindi servizi che offrano l’occasione al cittadino per imparare ad “essere” oltre che a sapere e fare.

E anche essere con l’altro, con gli altri e con l’ambiente, secondo una visione sistemico-olistica che, riprendendo ancora spunto da Làszlò, ri-attualizza attraverso un nuovo paradigma scientifico ciò che in culture tradizionali antiche era quasi dato per scontato: nessuno è separato, siamo tutti interrelati e costituenti un unico sistema fatto da individuo-gruppo-ambiente.

Perché questo sistema sopravviva ogni elemento ha importanza, nonché la struttura in cui tutti gli elementi sono organizzati.

E soprattutto l’omeostasi, l’equilibrio fra mantenimento del sistema e rinnovamento, in un dinamico  e armonico scambio fra interno ed esterno.

In termini pratici questo poteva essere sperimentato anticamente in tutti quei rituali che scandivano i passaggi essenziali della vita, il “cerchio” come incontro fra individui, la celebrazione condivisa, la scelta ponderata di come costruire senza rompere l’equilibrio dell’ambiente.

Ora è chiaro che nel mondo contemporaneo non è più possibile vivere esattamente come allora (e neanche auspicabile).

I pochi soggetti che costituivano un villaggio ora corrispondono alle migliaia di persone che vivono  in città.

Però quella della “tribù”  è una buona metafora ed offre spunti pratici per poter creare occasioni specifiche nel quale riprendere ciò che si è perso.

Non certo per tornare indietro, ma per andare avanti verso il futuro senza rischiare l’alienazione, l’oblio dalla condizione prima ed essenziale di esseri umani.

Come un albero deve andare avanti nella crescita per portare dei frutti, così la nostra società  deve andare avanti ma, proprio come l’albero, dimenticando le radici profonde ci si può aspettare solo la morte.

Ritornando al principio di questo discorso:

Riappropriandosi dei valori essenziali, delle radici profonde dell’essere umano in quanto tale ( come ad esempio la fiducia e la gioia per la vita – prima dei ruoli e dei simboli che pongono differenze di valore -, la condivisione, la celebrazione, il senso di responsabilità per sé e per gli altri, la consapevolezza di abitare “sotto un unico cielo”), la società odierna avrà “linfa vitale” per crescere e portare frutti buoni nei vari rami che la compongono, dall’economia alla formazione, dalla sanità all’ambiente e così via.

Portare alla luce il “cuore”  della crisi odierna e affrontarla con la sincera voglia di superarla, è una grande possibilità.

Perché riguarda l’essere umano in quanto tale, e di essere umani è fatta una società.

Talmente ovvio che ce ne stiamo dimenticando!

Ervin Laszlo in una chiara e sintetica spiegazione del perché, oggi, abbiamo bisogno di un paradigma olistico.

Il video sarà visibile nei giorni seguenti nella barra laterale nella sezione: “il video del mese”.

Estate, per quasi tutti gli italiani, significa vacanza.

Ed è un anelito, qualcosa a cui si pensa continuamente.

In modo un po’ più grande è simile all’aspettativa del week-end: tutta la settimana si va al lavoro aspettando il week-end (“uffa, è ancora martedì…”).

E tutto l’anno si va al lavoro aspettando l’estate che poi, come il week-end, spesso passa moooolto velocemente e senza lasciarci un vero e proprio senso di rigenerazione, che è l’unica vera cosa di cui abbiamo bisogno.

Anzi, a volte tra la grande aspettativa di liberarci dello stress, lo stress della vacanza e lo stress del lavoro che ricomincia, finisce che riparte il lavoro…..con più stress di prima!!

Ma ciò che non sappiamo (anche perché nessuno ce lo ha insegnato) è che rigenerarsi è un’arte che si può apprendere e, soprattutto, non necessita per forza dell’andare in vacanza, né di non lavorare!

Rigenerazione significa, essenzialmente, permettere all’organismo nella sua totalità (nei suoi aspetti fisici, energetici, emotivi e mentali) di ripulirsi, di rimettere in circolo le energie bloccate e, in sintesi, di creare armonia, che poi è ciò che sperimentiamo come benessere.

Non basta quindi sdraiarsi al mare e bere una bibita fresca, né “svaccarsi” sul divano davanti alla tv, e neanche dormire!!

Non serve neanche avere qualche giorno di ferie se il nostro emotivo e la nostra mente continuano a “ingrovigliarsi” oppure decidono di spegnersi!

In realtà basta molto meno.

Essere in vacanza è uno stato di coscienza!

Può bastare, anche in un lunedì qualsiasi in un normale giorno lavorativo, godersi 10 minuti in un bar, con un caffè, respirando l’aria estiva piuttosto che lamentandosi perché dobbiamo lavorare e non possiamo andare al mare!

Ascoltare il nostro corpo e rilassarlo, godere del respiro. Godersi una semplice doccia di 5 minuti come un massaggio che facciamo a noi stessi, il profumo del bagnoschiuma, il suono e il tocco dell’acqua che che ci accarezza.

Leggere un bel libro, ascoltare un brano di una musica che ci piace (per entrambe le cose non esiste la scusa “non ho tempo”…possono bastare anche 5 minuti!)

E tante, tantissime altre possibilità, che basta “inventarsi” al momento.

A quel punto, quando l’arte di rigenerarsi (creare armonia) è parte integrante della nostra vita, quando conosciamo e abbiamo incorporato lo stato di coscienza dell’ “essere in vacanza”, avere la possibilità di non lavorare o di partire per qualche giorno sarà un’altra bellissima (e solo quantitativamente maggiore) occasione di piacere.

E’ su tutti i media l’evento tragico accaduto a Druisberg.

Un evento collegato ad un rischio possibile quando si parla di gruppi, soprattutto quando il numero dei componenti è enorme.

L’unione fa la forza, si dice. Ed è vero, nel bene e nel male.

La forza che emerge da un gruppo ha una sua caratteristica peculiare, una sorta di “intelligenza” propria, uno “spirito” preciso che agisce al di sopra della volontà del singolo.

E questa è una grande possibilità. Quando una squadra di un qualsiasi sport permette l’emergere di questa forza i singoli giocatori, pur mantenendo i loro ruoli, “spariscono” per lasciare spazio alla potenza di una “singola fiamma”. Lo stesso quando un team aziendale lavoro all’unisono per raggiungere un obiettivo comune.

E’ il “potere del cerchio”, conosciuto fin dagli albori dell’umanità, usato per creare coesione sociale ma anche, in alcuni rituali, per far “discendere” la divinità ricercata, quell’energia archetipica che conferiva la sua specifica qualità, donando conoscenza e poteri particolari.

Tutto questo sembra molto positivo, e lo è. Ma…c’è un ma.

In questi contesti ci sono alcune variabili importanti: la consapevolezza di ciò che si sta facendo e un contesto appropriato (che include un adeguato rapporto fra numero di componenti, spazio adibito e numero di “protettori”), con la vigilanza e la protezione di un leader e dei suo “aiutanti”.

Queste variabili permettevano allora di “contenere” anche aspetti meno positivi, come ad esempio la forza emergente di un rituale terapeutico che poteva essere anche “negativa” (con lo scopo di “esorcizzare” la forza specifica o addirittura trasformarla in una nuova risorsa, un po’ come può accadere oggi in un setting psicoterapeutico).

Ma qual’è il rischio se inconsapevolmente si creano le condizioni per la manifestazione di un’energia come quella del panico? (panico deriva da Pan, una divinità ellenica il cui significato archetipico richiederebbe un post a parte).

Soprattutto poi, se non c’è un contesto adeguatamente protetto?

Contesto di gruppo + setting non adeguato + inconsapevolezza delle dinamiche psicologiche di gruppo = Grande, grandissimo rischio.

La condivisione è uno dei valori più importanti e tra i più dimenticati di questa epoca.

Ma inconsciamente nessun essere umano può rimuovere questo bisogno che, ad un livello più elevato rimanda ad un desiderio: il desiderio di unità, di trascendere il piccolo ego per unirsi ad altri e permettere l’emergere (o il discendere se vogliamo) di qualcosa di più grande, che è più della somma delle parti.

Il gruppo allora può diventare una grande risorsa e, dicevo, inconsciamente ognuno lo sa.

Ecco perché, laddove manca lo si va a cercare, a qualunque costo!

E, purtroppo, come in questo caso, il costo è stato davvero elevato.

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