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La conoscenza di se stessi e del proprio potenziale non può avvenire soltanto attraverso l’apprendimento di modelli teorici.
Questi sono solo mappe, più o meno valide e precise.
Occorre sviluppare l’Occhio della consapevolezza, che nasce dall’osservazione (che prende il posto del giudizio o dell’analisi), e giunge a maturazione con la Visione.
La Sapienza non si raggiunge per accumulo di nozioni ma attraverso l’esperienza che produce l’Insight (letteralmente: visione interiore).
Conoscere è vedere.
Vedere, in molte culture lontane nel tempo e nello spazio dalla nostra, non è il semplice utilizzare il senso della vista, né bloccare la realtà con delle definizioni, ma coglierla in modo unitario, integrando le infinite sfumature del reale.
La psicologia e la fisica quantistica oggi ci dicono che la percezione determina il comportamento e che l’Osservatore influenza il mondo circostante partecipando alla creazione della realtà.
Vedere è, essenzialmente, essere consapevoli di questo.
E’ la capacità di cogliere ciò che è invisibile agli occhi e al pensiero ordinario, e di potere ciò che altri non credono possibile.
Questo è il potenziale interiore che ognuno può risvegliare.
Ma solo attraverso un percorso che, aldilà dei modelli teorici di riferimento e delle tecniche utilizzate, tenga conto del ruolo primario:
- della consapevolezza , più che del “già conosciuto”,
- della presenza (mindfulness) anche durante l’azione, più che della ripetizione meccanica di esercizi,
- dell’insight, più che della comprensione intellettuale.
- Della necessità di portare il cambiamento nella vita quotidiana, attraverso tecniche apposite utilizzabili “sul campo”.
In poche parole: un percorso che si basi sugli insegnamenti della Tradizione.
Esistono un sapere e un saper fare che si possono ottenere soltanto passando per l’Essere.
E rappresentano il segreto del vero potenziale umano.
Un grande errore, dal quale deriva il relativo pregiudizio, è quello di considerare la ricerca dell’Essere come qualcosa di puramente ascetico, che non ha nulla a che vedere con l’azione ma che, anzi, ne intralcia lo svolgersi in modo efficace.
Niente di più falso.
Dalla tradizione Zen all’esperienza di antichi guerrieri o samurai.
Dai testi sacri dell’India a quelli del Buddhismo Tibetano.
Dai testi ermetici al sapere segreto dei maghi rinascimentali.
E in fondo in ogni tradizione magica e spirituale di ogni tempo, se si va a fondo e senza pregiudizi, si può riconoscere come da un lato l’azione consapevole sia di per sé una via efficace alla conoscenza, e di come dall’altro la comprensione dell’Essere possa permettere l’accesso a potenzialità fino ad ora sconosciute.
L’essere umano privo di consapevolezza è un essere meccanico, condizionato, obbligato a ripetere ogni giorno gli stessi errori.
Certo, anche ad avere gli stessi successi.
Di fatto, però, non può essere creativo, non può crescere e, di certo, non può che affrontare le crisi lamentandosi o sperando di ritornare al passato.
Un essere umano consapevole di sé, invece, è un essere umano libero, la cui azione ha effetti oggettivi di trasformazione della realtà.
Il mondo di oggi ha deturpato, dimenticandone il vero significato, il concetto di Guerriero, Cavaliere o Eroe.
Principi quali Lealtà, Coraggio, Servizio, Forza d’Animo, Integrità, Dignità sono relegati al mondo delle fiabe o considerati anacronistici.
Eppure oggi come in passato si può decidere di vivere la propria vita quotidiana da Eroe o da schiavo.
Questo non ha a che fare con il lavoro che si svolge, o con il conto in banca.
Una vita eroica è un modo di vivere.
E’ un modo d’Essere e di agire.
O meglio, è ciò che deriva da chi fa scaturire la propria azione dall’Essere.
Dare la priorità all’Essere significa garantire all’essere umano una Via verso la propria realizzazione, materiale e spirituale.
Nelle teorie e nelle tecnologie della Tradizione viene data particolare importanza a ciò che rappresenta l’anello mancante della scienza meccanicistica e di conseguenza di tutti gli ambiti formativi e terapeutici che ad essa fanno riferimento: l’Energia Vitale.
Secondo la Tradizione niente può esistere senza di essa ed è per suo tramite che possiamo trasformare la realtà.
Secondo la Nuova Scienza siamo immersi in un campo di energia e possiamo consapevolmente entrare in contatto con esso attraverso i nostri pensieri-sentimenti e influenzare così la realtà.
L’energia spirituale è stata indicata con Mana, Zoè, Awen, Shakti, Vril, Magia, Ki, Mente, Spirito Santo, o Campo.
E anche con Psiche, nel suo significato etimologico di Anima intesa, nella sua essenza, come soffio vitale, Spirito.
Nella Psicologia, dalla “libido” di Freud fino all’ “energia psichica” di Jung, e passando attraverso la Bioenergetica di Lowen (grazie anche al precedente lavoro di Reich), si arriva all’approccio Transpersonale che re-integra il significato etimologico di Psiche e la fondamentale importanza data all’Energia Vitale, al Soffio, allo Spirito.
In qualunque modo tu voglia chiamarla, una Forza esiste.
E’ nell’aria che respiri, nell’acqua che bevi, nel vento fra le foglie degli alberi e nel suono che ne scaturisce.
La Forza è ovunque.
E’ nell’energia che si scatena quando fai l’amore o nel sorriso di un bambino.
E’ la Volontà che muove ogni cosa, o l’Amore se preferisci.
E’ la Presenza celata in ogni cosa e, quindi, anche la tua stessa presenza.
Per entrare in contatto con Essa occorrono Padronanza e Ricettività.
Esse sono come il Fuoco e l’Acqua e servono entrambi in un rapporto equilibrato e perfetto.
Il Fuoco della Padronanza è la Volontà che ti permette di non perderti nella Ricettività.
Ma è quest’ultima che crea l’apertura del Cuore necessaria.
Per sentire e ricevere la Forza occorrono pace e silenzio.
Sii quieto, rilassato, e sentirai la Forza.
…non c’è un bel niente, se non la nostra inconsapevolezza sui nostri processi mentali.
Ogni azione che compiamo è l’effetto di un pensiero-intento che possiamo dire o non dire ma che comunque precipita nella realtà.
Non cogliendolo, ci accorgiamo soltanto dopo di ciò che è avvenuto e, magari, troviamo giustificazioni o pretesti per spiegare ciò che abbiamo o non abbiamo fatto e ottenuto.
Quando diciamo cosa vogliamo e percepiamo una distanza dal suo realizzarsi, non stiamo facendo altro che enunciare un intento che ci è passato per la testa, senza prenderci cura di sapere se è ciò che veramente vogliamo o se abbiamo semplicemente pescato un pensiero dal passato o da quello che “sappiamo” su noi stessi, sulla vita e sulla realtà.
Ciò che accade meccanicamente (descritto prima), può accadere anche consapevolmente.
Anzi, accade, quando sappiamo davvero cosa vogliamo.
Avete mai visto un bambino che vuole qualcosa? La totalità del suo essere si protende verso ciò che vuole, a prescindere dagli ostacoli che può incontrare. Magari non ce la fa (perché magari gli viene vietato), ma comunque il desiderio e l’azione in lui sono una cosa sola.
Se pescate nel vostro passato troverete sicuramente un’esperienza di totale dedizione a raggiungere uno scopo, senza neanche porvi il problema di pensare prima alle possibili difficoltà.
E allo stesso modo potete accorgervi di quante volte all’intento seguono i vari : ma, però, se non ci fosse etc.
Certo, con una buona dose di volontà e senso del dovere potremmo compiere comunque quell’azione, e fare i bravi ragazzi “con le palle”.
Ma se invece imparassimo a conoscere noi stessi e, oltre ogni ragionevolezza, accogliere quei flash, insight chiarissimi, che spontaneamente ci conducono all’azione?
E se cominciassimo a capire che se sorgono dei ma o però significa che in fondo in fondo, almeno in questo momento, la cosa non ci interessa davvero?
Se smettessimo di prendere la scusa del “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” e cavalcassimo quel ponte che ci conduce di là o, addirittura, scoprissimo di avere le ali per arrivare in pochi battiti di ali?
Se ci rendessimo conto che non esiste il tempo e quindi neanche la distanza e che, potenzialmente, potremmo manifestare qualsiasi cosa in questo istante se davvero lo volessimo?
Ecco, questo il punto. Se davvero lo volessimo. Ma confondiamo la volontà o con la forza bruta o con quei miliardi di associazioni neuroniche meccaniche che ragionano su cosa andrebbe fatto e si fanno tutto il progetto di come farlo.
La vera volontà è un pensiero che agisce, un intento che muove, una leva che senza sforzo può sollevare il mondo.
La vera volontà è visione di ciò che non può far altro che essere, e quindi è.
La vera volontà è un unico pensiero-immagine su di uno sfondo vuoto.
La vera volontà non ha proprio idea di cosa sia lo sforzo, a meno che con questo termine non si intenda semplicemente l’energia che, investita dal pensiero, permette la sua realizzazione nell’azione.
Il che assomiglia così tanto ad un amplesso che chiamarlo sforzo mi sembra offensivo!
Siamo disposti a tutto, pur di non guardare.
Davanti a ciò che accade, fuori o dentro di noi, siamo disposti a fare di tutto.
Disposti a distrarci, o a pensare ad altro, più spesso a fare qualcos’altro.
Ma non finisce qui.
C’è qualcosa di più subdolo e invisibile che facciamo pur di non guardare:
siamo disposti ad interpretare, descrivere, utilizzare le nostre conoscenze o, più spesso, quelle di altri, lette o sentite, pur di non guardare cio che è lì davanti a noi.
Eppure tutto ciò che c’è da sapere di qualcosa è nella cosa stessa.
Il perché di una sensazione è nella sensazione.
La soluzione è nel problema.
La luce è nell’oscurità, esattamente come nel nero la luce è tutta presente, ma “dall’altra parte”, cioè “dentro”.
In questo modo pensiamo di avere un controllo che non abbiamo.
Un controllo che otterremmo proprio smettendo di controllare ed iniziando a guardare.
Questo perché c’è ancora un segreto da svelare, se abbiamo il coraggio di guardare:
che il perché di una sensazione siamo noi, così come siamo noi la soluzione del problema.
E soprattutto siamo noi la Luce che possiamo vedere nell’oscurià.
La bellezza è negli occhi di chi guarda, si dice.
Lo stesso vale per la Luce, la Pace e il Potere.
Non c’è niente là fuori che possiamo temere, se non tutto ciò che non abbiamo il coraggio di guardare.
Il nostro sguardo, quello vero, terso come uno specchio pulito e puro come un cristallo, vede e può.
Per tutto il resto…c’è master card!!
Questo post non vuole assolutamente appoggiare il detto “ l’importante è partecipare”.
Anzi, credo che si perda totalmente il gusto di partecipare ad una gara sportiva o intraprendere un’impresa lavorativa o intellettuale se non ci sia la voglia di vincere.
Il punto è che ciò che più blocca il raggiungimento di un risultato è la paura di perdere e questa è, nella maggioranza dei casi, dovuta ad una confusione fra il risultato e il nostro valore come essere umani. Lo dico sia per esperienza personale che di persone con le quali ho lavorato per aiutarle ad ottenere migliori risultati nella vita, nello sport o nel lavoro.
NESSUN PRIMO POSTO IN NESSUN AMBITO PUO’ CONVINCERTI CHE VALI QUALCOSA!
SOLTANTO TU PUOI SAPERLO!
Sto parlando di Dignità.
Se interiormente, per qualsiasi motivo, non riconosciamo il nostro sacrosanto diritto di esistere e la nostra unicità e speriamo che a riconoscerla sarà il mondo grazie al nostro successo, siamo destinati a fallire.
Si, perché se riuscissimo ad arrivare una volta, ci sarà sempre una seconda e poi una terza e così via all’infinto, in una corsa sfrenata nello sforzo continuo di non perdere il “podio”. E ci sarà sempre, prima o poi, o comunque in qualche altro ambito, qualcuno che ci batte.
Se invece per qualche motivo non riusciamo, allora o ci si scoraggia e ci si deprime nella convinzione di essere incapaci (e di non valere) oppure si insiste come caproni fino allo sfinimento.
La paura di perdere è dovuta quasi sempre a questo: confusione fra il risultato e il proprio valore.
E attenzione perché questo vale tanto per gli obiettivi materiali che quelli spirituali.
Tanta gente prende la ricerca interiore e il percorso verso l’illuminazione (qualsiasi cosa si pensi di sapere su di essa) nello stesso modo in cui alcuni cercano di diventare milionari (E c’è qualcuno più saggio che invece fa l’esatto contrario, ma questa è un’altra storia…)
Se riconoscete, davvero, sinceramente, la vostra Dignità, e vi rendete conto che siete necessariamente i migliori in quanto esseri unici e irripetibili e quindi senza possibili confronti…
…allora potete intraprendere ogni gara, ogni lotta, ogni scalata sociale o ogni percorso verso un qualsiasi risultato con passione.
Una passione che nasce da un Cuore in pace, sereno, che ha già vinto dentro.
La cosa ironica è che, spesso, è proprio questo atteggiamento che porta alla vittoria.
E sarà una vittoria che avverrà mentre alcuni penseranno a vincere ed altri a partecipare soltanto.
E mentre loro penseranno ad una delle due opzioni, voi taglierete il traguardo per primi…
…o forse vi fermerete a metà strada a bere una birra fresca….chissà!
Sappiamo già fare un sacco di cose senza saperlo.
Sappiamo perfino star bene, guarirci, cambiare, e sappiamo farlo con maestria, in un solo istante e con semplice spontaneità.
Tanto da non accorgerci e non sapere come facciamo e che lo facciamo.
Osservatevi. Provate ad osservarvi abbastanza e con fiducia durante il giorno finché non vi coglierete in fragrante a guardare un bel paesaggio, o parlare con una persona cara, o evocare un ricordo, o ascoltare una bella canzone.
Quando ci riuscite registrate le sensazioni piacevoli, i colori vivi dei pensieri e le sfumature emotive e, soprattutto, rendetevi conto che, almeno in quel momento, non ci sono preoccupazioni né problemi.
In quel momento non c’è l’ansia che di solito ci accompagna, o perfino la depressione che ci hanno diagnosticato. In quel momento la pressione non Ë alta nÈ bassa, del colesterolo non ce ne frega niente e i polmoni, fumatori o no, funzionano bene.
E tutto in un solo istante.
Un semplice cambio dello stato di coscienza, degno di uno sciamano o del più abile ipnotista.
Ma siete stati voi. Proprio voi.
Proprio voi, senza accorgervene, avete attuato una magia.
Pensateci. Forse lo avete fatto migliaia di volte. Forse ve ne siete accorti ora o forse ve ne accorgerete osservandovi.
Allora Ë solo questione di imparare a farlo consapevolmente.
Ma attenzione. Non si stratta di imparare qualcosa di nuovo, un nuova “tecnica segreta”.
Si tratta di un’abilità che possediamo e che già usiamo e di segreto ha solo il fatto che non ne siamo coscienti.
Tutto qui.
Forse ci basta qualcuno che ci aiuti a diventarne consapevoli e, successivamente, a diventarne padroni.
Gabriele La Porta parla, col suo stile caratteristico, di un testo particolare di un autore altrettanto unico: James Hillman
, psicoanalista, saggista e filosofo che, personalmente, adoro e di cui cercherò di scrivere prossimamente perché ritengo che sia da conoscere e da approfondire.
Un’intervista a Hillman da parte di Silvia Ronchey la trovate qui.
Buona visione!
Bluffare è un’arte che conosciamo già.
Non c’è bisogno di essere un esperto di poker.
Bluffiamo quasi costantemente durante il giorno, più o meno consapevolmente.
Bluffiamo ogni volta che parlando con qualcuno evitiamo di essere autentici, curando di celare ciò che davvero pensiamo o sentiamo.
Bluffiamo quando vogliamo convincere qualcuno che abbiamo noi “le carte vincenti” (e lui no, naturalmente).
Esistono veri e propri corsi, anche molto validi….per imparare a bluffare in modo efficace!
In fondo, a ben guardare, il mondo che ci circonda è un “grande bluff”, dove tutti cercano di dare il meglio, di far vedere il meglio.
Non fanno eccezione quelle persone che invece cercano di mostrare il peggio, per anticonformismo.
Anche loro stanno facendo vedere il meglio (la loro capacità di essere “anti”).
Ora, bluffare non è di per sé sbagliato, né moralmente ingiusto.
A volte può essere utile far credere agli altri che abbiamo una scala reale in mano.
Il problema è quando finiamo per crederlo anche noi!
A quel punto può essere un problema serio scoprire, dopo esserci giocato tutto, di non avere neanche una doppia coppia!
Può essre anche, però, un ottimo punto di partenza per ricominciare da zero, con quello che abbiamo in mano davvero.
Allora il bluff sarà solo uno strumento che useremo quando e se serve e, soprattutto, consapevolmente.
Incontri di gruppo per osservarsi e sperimentare nuove possibilità,
trovare un maggiore benessere psicofisico e attingere al proprio potenziale interiore.
Transpersonale significa “oltre la personalità”.
La psicologia transpersonale offre modalità e tecnologie per liberarsi dai condizionamenti della personalità e attingere al potenziale della propria vera natura, quello spazio esistenziale presente al centro di noi stessi .
Un valido connubio fra Antica Sapienza e Scienza Moderna per
riscoprire l’essenziale e trovare benessere e appagamento.
Con gli incontri di gruppo e’ possibile vivere per di più l’opportunità offerta da qualità come la condivisione e l’energia del gruppo, la messa in discussione dei propri limiti e il contatto con “l’altro da se’”,
l’unita’, la comunicazione profonda e il contatto con cio’ che trascende i confini dell’io.
OGNI MARTEDI DALLE 21.00 ALLE 23.00
IN VIA TRILUSSA 12, CIVITANOVA MARCHE (MC)
INFO E CONTATTI:
dr.andreagrosso@gmail.com
333 1480516 – 340 3363868


