Psicologia Archive

Continua dal precedente post.

Ma l’Essere?

Se tutto ciò che facciamo per e a partire dalla personalità nasce dalla sua paura di morire, allora occorre trovare in noi un’istanza, un “qualcosa” che invece non dipenda da questo.

Se vogliamo, davvero, essere felici.

Esiste uno spazio, un luogo interiore, dove non vigono le stesse leggi alle quali siamo abituati.

Esiste un piano esistenziale nel quale la morte non esiste.

Attenzione: non si tratta, in questa sede, di disquisire sull’immortalità dell’anima in senso religioso.

Non conta, per ora, sapere se questa condizione sia una verità oggettiva o solo una percezione soggettiva.

Ciò che ci interessa, almeno per vivere qui una vita più serena ed intensa, è che le conseguenze  del muoversi a partire da questo stato sono degne di nota:

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Secondo un’ottica transpersonale, la personalità non esaurisce ciò che è l’intero sistema-essere umano.

Anzi.

Ne rappresenta la parte più esterna, visibile e impermanente.

In realtà ci sono alcuni livelli appartenenti alla personalità, o all’ego, meno visibili, come le emozioni e le varie impalcature cognitive, come le convinzioni, i condizionamenti, le idee e le nozioni acquisite nella vita.

Anche le capacità (mentali e fisiche) appartengono al mondo della personalità.

E la personalità, nel suo complesso, appartiene al mondo della sopravvivenza.

E’ la parte più animale dell’essere umano che ha, come primo e unico scopo, quello di sopravvivere.

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…non c’è un bel niente, se non la nostra inconsapevolezza sui nostri processi mentali.

Ogni azione che compiamo è l’effetto di un pensiero-intento che possiamo dire o non dire ma che comunque precipita nella realtà.

Non cogliendolo, ci accorgiamo soltanto dopo di ciò che è avvenuto e, magari, troviamo giustificazioni o pretesti per spiegare ciò che abbiamo o non abbiamo fatto e ottenuto.

Quando diciamo cosa vogliamo e percepiamo una distanza dal suo realizzarsi, non stiamo facendo altro che enunciare un intento che ci è passato per la testa, senza prenderci cura di sapere se è ciò che veramente vogliamo o se abbiamo semplicemente pescato un pensiero dal passato o da quello che “sappiamo” su noi stessi, sulla vita e sulla realtà.

Ciò che accade meccanicamente (descritto prima), può accadere anche consapevolmente.

Anzi, accade, quando sappiamo davvero cosa vogliamo.

Avete mai visto un bambino che vuole qualcosa? La totalità del suo essere si protende verso ciò che vuole, a prescindere dagli ostacoli che può incontrare. Magari non ce la fa (perché magari gli viene vietato), ma comunque il desiderio e l’azione in lui sono una cosa sola.

Se pescate nel vostro passato troverete sicuramente un’esperienza di totale dedizione a raggiungere uno scopo, senza neanche porvi il problema di pensare prima alle possibili difficoltà.

E allo stesso modo potete accorgervi di quante volte all’intento seguono i vari : ma, però, se non ci fosse etc.

Certo, con una buona dose di volontà e senso del dovere potremmo compiere comunque quell’azione, e fare i bravi ragazzi “con le palle”.

Ma se invece imparassimo a conoscere noi stessi e, oltre ogni ragionevolezza, accogliere quei flash, insight chiarissimi, che spontaneamente ci conducono all’azione?

E se cominciassimo a capire che se sorgono dei ma o però significa che in fondo in fondo, almeno in questo momento, la cosa non ci interessa davvero?

Se smettessimo di prendere la scusa del “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” e cavalcassimo quel ponte che ci conduce di là o, addirittura, scoprissimo di avere le ali per arrivare in pochi battiti di ali?

Se ci rendessimo conto che non esiste il tempo e quindi neanche la distanza e che, potenzialmente, potremmo manifestare qualsiasi cosa in questo istante se davvero lo volessimo?

Ecco, questo il punto. Se davvero lo volessimo. Ma confondiamo la volontà o con la forza bruta o con quei miliardi di associazioni neuroniche meccaniche che ragionano su cosa andrebbe fatto e si fanno tutto il progetto di come farlo.

La vera volontà è un pensiero che agisce, un intento che muove, una leva che senza sforzo può sollevare il mondo.

La vera volontà è visione di ciò che non può far altro che essere, e quindi è.

La vera volontà è un unico pensiero-immagine su di uno sfondo vuoto.

La vera volontà non ha proprio idea di cosa sia lo sforzo, a meno che con questo termine non si intenda semplicemente l’energia che, investita dal pensiero, permette la sua realizzazione nell’azione.

Il che assomiglia così tanto ad un amplesso che chiamarlo sforzo mi sembra offensivo!

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Siamo disposti a tutto, pur di non guardare.

Davanti a ciò che accade, fuori o dentro di noi, siamo disposti a fare di tutto.

Disposti a distrarci, o a pensare ad altro, più spesso a fare qualcos’altro.

Ma non finisce qui.

C’è qualcosa di più subdolo e invisibile che facciamo pur di non guardare:

siamo disposti ad interpretare, descrivere, utilizzare le nostre conoscenze o, più spesso, quelle di altri, lette o sentite, pur di non guardare cio che è lì davanti a noi.

Eppure tutto ciò che c’è da sapere di qualcosa è nella cosa stessa.

Il perché di una sensazione è nella sensazione.

La soluzione è nel problema.

La luce è nell’oscurità, esattamente come nel nero la luce è tutta presente, ma “dall’altra parte”, cioè “dentro”.

In questo modo pensiamo di avere un controllo che non abbiamo.

Un controllo che otterremmo proprio smettendo di controllare ed iniziando a guardare.

Questo perché c’è ancora un segreto da svelare, se abbiamo il coraggio di guardare:

che il perché di una sensazione siamo noi, così come siamo noi la soluzione del problema.

E soprattutto siamo noi la Luce che possiamo vedere nell’oscurià.

La bellezza è negli occhi di chi guarda, si dice.

Lo stesso vale per la Luce, la Pace e il Potere.

Non c’è niente là fuori che possiamo temere, se non tutto ciò che non abbiamo il coraggio di guardare.

Il nostro sguardo, quello vero, terso come uno specchio pulito e puro come un cristallo, vede e può.

Per tutto il resto…c’è master card!!

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Questo post non vuole assolutamente appoggiare il detto “ l’importante è partecipare”.

Anzi, credo che si perda totalmente il gusto di partecipare ad una gara sportiva o intraprendere un’impresa lavorativa o intellettuale se non ci sia la voglia di vincere.

Il punto è che ciò che più blocca il raggiungimento di un risultato è la paura di perdere e questa è, nella maggioranza dei casi, dovuta ad una confusione fra il risultato e il nostro valore come essere umani. Lo dico sia per esperienza personale che di persone con le quali ho lavorato per aiutarle ad ottenere migliori risultati nella vita, nello sport o nel lavoro.

NESSUN PRIMO POSTO IN NESSUN AMBITO PUO’ CONVINCERTI CHE VALI QUALCOSA!

SOLTANTO TU PUOI SAPERLO!

Sto parlando di Dignità.

Se interiormente, per qualsiasi motivo, non riconosciamo il nostro sacrosanto diritto di esistere e la nostra unicità e speriamo che a riconoscerla sarà il mondo grazie al nostro successo, siamo destinati a fallire.

Si, perché se riuscissimo ad arrivare una volta, ci sarà sempre una seconda e poi una terza e così via all’infinto, in una corsa sfrenata nello sforzo continuo di non perdere il “podio”.  E ci sarà sempre, prima o poi, o comunque in qualche altro ambito, qualcuno che ci batte.

Se invece per qualche motivo non riusciamo, allora o ci si scoraggia e ci si deprime nella convinzione di essere incapaci (e di non valere) oppure si insiste come caproni fino allo sfinimento.

La paura di perdere è dovuta quasi sempre a questo: confusione fra il risultato e il proprio valore.

E attenzione perché questo vale tanto per gli obiettivi materiali che quelli spirituali.

Tanta gente prende la ricerca interiore e il percorso verso l’illuminazione (qualsiasi cosa si pensi di sapere su di essa) nello stesso modo in cui alcuni cercano di diventare milionari (E c’è qualcuno più saggio che invece fa l’esatto contrario, ma questa è un’altra storia…)

Se riconoscete, davvero, sinceramente, la vostra Dignità, e vi rendete conto che siete necessariamente i migliori in quanto esseri unici e irripetibili e quindi senza possibili confronti…

…allora potete intraprendere ogni gara, ogni lotta, ogni scalata sociale o ogni percorso verso un qualsiasi risultato con passione.

Una passione che nasce da un Cuore in pace, sereno, che ha già vinto dentro.

La cosa ironica è che, spesso, è proprio questo atteggiamento che porta alla vittoria.

E sarà una vittoria che avverrà mentre alcuni penseranno a vincere ed altri a partecipare soltanto.

E mentre loro penseranno ad una delle due opzioni, voi taglierete il traguardo per primi…

…o forse vi fermerete  a metà strada a bere una birra fresca….chissà!

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LO SAPPIAMO GIA’ FARE

Da Andrea | depositato in Articolo, Psicologia

Sappiamo già fare un sacco di cose senza saperlo.

Sappiamo perfino star bene, guarirci, cambiare, e sappiamo farlo con maestria, in un solo istante e con semplice spontaneità.

Tanto da non accorgerci e non sapere come facciamo e che lo facciamo.

Osservatevi. Provate ad osservarvi abbastanza e con fiducia durante il giorno finché non vi coglierete in fragrante a guardare un bel paesaggio, o parlare con una persona cara, o evocare un ricordo, o ascoltare una bella canzone.

Quando ci riuscite registrate le sensazioni piacevoli, i colori vivi dei pensieri e le sfumature emotive e, soprattutto, rendetevi conto che, almeno in quel momento, non ci sono preoccupazioni né problemi.

In quel momento non c’è l’ansia che di solito ci accompagna, o perfino la depressione che ci hanno diagnosticato. In quel momento la pressione non Ë alta nÈ bassa, del colesterolo non ce ne frega niente e i polmoni, fumatori o no, funzionano bene.

E tutto in un solo istante.

Un semplice cambio dello stato di coscienza, degno di uno sciamano o del più abile ipnotista.

Ma siete stati voi. Proprio voi.

Proprio voi, senza accorgervene, avete attuato una magia.

Pensateci. Forse lo avete fatto migliaia di volte. Forse ve ne siete accorti ora o forse ve ne accorgerete osservandovi.

Allora Ë solo questione di imparare a farlo consapevolmente.

Ma attenzione. Non si stratta di imparare qualcosa di nuovo, un nuova “tecnica segreta”.

Si tratta di un’abilità che possediamo e che già usiamo e di segreto ha solo il fatto che non ne siamo coscienti.

Tutto qui.

Forse ci basta qualcuno che ci aiuti a diventarne consapevoli e, successivamente, a diventarne padroni.

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Gabriele La Porta parla, col suo stile caratteristico, di un testo particolare di un autore altrettanto unico: James Hillman

, psicoanalista, saggista e filosofo che, personalmente, adoro e di cui cercherò di scrivere prossimamente perché ritengo che sia da conoscere e da approfondire.

Un’intervista a Hillman da parte di Silvia Ronchey la trovate qui.

Buona visione!

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IL GRANDE BLUFF

Da Andrea | depositato in Articolo, Psicologia, Ricerca interiore

Bluffare è un’arte che conosciamo già.

Non c’è bisogno di essere un esperto di poker.

Bluffiamo quasi costantemente durante il giorno, più o meno consapevolmente.

Bluffiamo ogni volta che parlando con qualcuno evitiamo di essere autentici, curando di celare ciò che davvero pensiamo o sentiamo.

Bluffiamo quando vogliamo convincere qualcuno che abbiamo noi “le carte vincenti” (e lui no, naturalmente).

Esistono veri e propri corsi, anche molto validi….per imparare a bluffare in modo efficace!

In fondo, a ben guardare, il mondo che ci circonda è un “grande bluff”, dove tutti cercano di dare il meglio, di far vedere il meglio.

Non fanno eccezione quelle persone che invece cercano di mostrare il peggio, per anticonformismo.

Anche loro stanno facendo vedere il meglio (la loro capacità di essere “anti”).

Ora, bluffare non è di per sé sbagliato, né moralmente ingiusto.

A volte può essere utile far credere agli altri che abbiamo una scala reale in mano.

Il problema è quando finiamo per crederlo anche noi!

A quel punto può essere un problema serio scoprire, dopo esserci giocato tutto, di non avere neanche una doppia coppia!

Può essre anche, però, un ottimo punto di partenza per ricominciare da zero, con quello che abbiamo in mano davvero.

Allora il bluff sarà solo uno strumento che useremo quando e se serve e, soprattutto, consapevolmente.

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Incontri di gruppo per osservarsi e sperimentare nuove possibilità,

trovare un maggiore benessere psicofisico e attingere al proprio potenziale interiore.


Transpersonale significa “oltre la personalità”.

La psicologia transpersonale offre modalità e tecnologie per liberarsi dai condizionamenti della personalità e attingere al potenziale della propria vera natura, quello spazio esistenziale presente al centro di noi stessi .

Un valido connubio fra Antica Sapienza e Scienza Moderna per

riscoprire l’essenziale e trovare benessere e appagamento.

Con gli incontri di gruppo e’ possibile vivere per di più l’opportunità offerta da qualità come la condivisione e l’energia del gruppo, la messa in discussione dei propri limiti e il contatto con “l’altro da se’”,

l’unita’, la comunicazione profonda e il contatto con cio’ che trascende i confini dell’io.

OGNI MARTEDI DALLE 21.00 ALLE 23.00

IN VIA TRILUSSA 12, CIVITANOVA MARCHE (MC)

INFO E CONTATTI:

dr.andreagrosso@gmail.com

333 1480516 – 340 3363868

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E’ qualcosa di interamente esperienziale.

Difficile da spiegare tanto quanto potenzialmente sperimentabile in modo naturale.

Anzi, più ci si riavvicina ad una vera naturalezza nell’osservare, nel sentire e nell’agire (cosa che richiede un insegnamento e la messa in atto di questo), più è facile coglierlo da soli senza spiegazioni.

Si può cogliere in noi stessi (e attorno a noi), portando in silenzio la mente, entrando in un placato sentire e lasciando fluire la percezione, staccando l’attenzione dagli oggetti che ci circondano e spostandola più sugli spazi che li “separano”, fino al suo manifestarsi spontaneo.

Può essere definito calma, armonia, benessere.

Richiede molta fiducia.

E’ più facile, a volte, sentirlo nel suo svelarsi quando siamo in sintonia con un’altra persona, parlando con lei, danzando, muovendoci in modo sincronizzato.

Allora si scopre che è uno spazio, uno spazio chiamato desiderio o, se si vuole usare un termine più antico, Eros. Ma questo spazio non è vuoto.

E’ un “campo”. E più lasciamo che sia questo campo a muoverci più ne cogliamo la potenza.

Un campo informato. Quando si crea le informazioni iniziano a “girare” e meno mente c’è, più informazioni arrivano.

In questo spazio avviene.

Avviene qualcosa di magico. Ci armonizza, ci calma.

E se a volta capita che emergano stati disarmonici allora basta avere ancora fiducia e metterli in contatto con questo campo.

Perché questo spazio, questo campo, è un campo armonico e quindi non può che armonizzare ciò che tocca.

E se siamo in una condizione per cui possiamo aiutare un altro, allora questo campo agisce per noi, più di noi, più delle nostre tecniche terapeutiche.

Perché questo campo è un campo che cura.

In questo spazio c’è la terapia.

Qui accade l’essenziale.

E, si sa, “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

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