Liberarsi dal pensiero unico

Non rendersi conto del pericolo dell’assecondare la silenziosa imposizione del “pensiero unico”, significa non rendersi conto di un pericolo molto più ampio, in quantità, profondità e ampiezza temporale, delle malattie infettive, proprio in termini di collettività.

Se non siamo più liberi di pensare diversamente, dovendo lasciare necessariamente l’ultima parola all’esperto di turno, abdichiamo a quella che invece è una delle più belle e valide eredità che ci ha lasciato la Grecia Antica, in particolar modo Socrate e Platone: la consapevolezza che è la Virtù (Areté) della nostra Anima (Psiché) che va coltivata prima di ogni cosa, per divenire Uomini e Donne liberi di scegliere.

Certo, anche in quel caso ci si affidava ai “saggi” per arrivare a ciò, ma questi (Socrate in primis), non ti imponevano un pensiero: si occupavano maieuticamente di aiutarti a tirar fuori il tuo.

Abbiamo dimenticato questo in nome di alcuni dati uscenti da un calcolatore, forniti da strumenti che possono percepire solo ciò che è materiale e quindi “ciechi” a ciò che del materiale è causa (la coscienza e il pensiero).

Come allora ribellarsi al “pensiero unico”?

RI-COR-DANDO (RI-DARE-AL CUORE).
Ricordando CHI SIAMO.

Non siamo solo corpo.
Non siamo neanche solo corpo e mente.
Neanche corpo e mente che hanno un’Anima.
Siamo un’Anima che ha un corpo-mente per sentire ed esprimersi.

Ricordiamo questo in tanti, e il “pensiero unico” non avrà scampo.

Con affetto sincero verso tutti quelli che ogni giorno lottano per esprimere la propria libertà di pensiero e parola.

PS: Essere liberi è frutto di un lavoro un di sè.
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