La scienza ha compiuto scoperte eccezionali, si è addentrata fin dentro la materia e gli atomi che la compongono, ha permesso la creazione di strumenti tecnologici impensabili secoli fa.

Le religioni hanno educato generazioni intere di uomini e donne, fornendo speranza e conforto, garanzia di poter conquistare un aldilà oltre questo mondo colmo di sofferenza.

La politica ha fornito ideali in cui credere per aspettarsi una società più civile ed evoluta.

Rivoluzioni scientifiche, religiose e politiche hanno trasformato il mondo in luoghi e tempi diversi, ogni volta apportando una ventata di freschezza, speranza e anelito al nuovo.

Eppure l’essere umano si ritrova con gli stessi problemi fondamentali di sempre, con l’aggravante di un mondo in pericolo, dove tutto è in comunicazione istantanea, pieno di guerre, crisi economiche e psicologiche, paura, cinismo e superficialità.

Non tutti soccombono a questa situazioni senza speranza.

Alcuni si aspettano la nuova scoperta scientifica o la nuova invenzione tecnologica che risolverà i problemi del mondo, altri un nuovo “messia” che miracolosamente scaccerà il male e il dolore dal mondo, altri il politico o il partito che risolleverà le nazioni dalla crisi economica e morale.

Una nuova rivoluzione, l’ennesima.

Eppure pochi, pochissimi si rendono conto che la scienza, la religione, la politica, nascono dalle menti di uomini e donne.

E che se tali menti sono condizionate, impaurite, schiave di quella che Einstein definiva l’illusione ottica dell’essere separati dagli altri esseri umani, nessuna vera rivoluzione sarà possibile.

E anche se ci fossero pochi individui (come a volte ci sono stati nella storia) desti e consapevoli, oltre a dover affrontare le difficoltà nel loro campo di intervento, si troverebbero a dover “imporre dall’alto” un cambiamento, incontrando certamente solo approvazioni o proteste meccaniche perché generate da menti ancora assopite che reagiscono per risposta automatica.

Eppure, dall’alba dell’essere umano, e successivamente in tempi e luoghi diversi del mondo, pochissimi uomini e donne, saggi, poeti, ricercatori, guerrieri, celebri o sconosciuti, hanno cercato e trovato un’alternativa possibile ed efficace, e incredibilmente attuale.

Tra le pieghe della storia, tra le righe di alcuni testi scritti, e tra le pause di insegnamenti orali, oltre le differenze apparenti nella superficie degli stessi, è possibile sentire un monito, un consiglio e una speranza allo stesso tempo, l’espressione silenziosa di un principio senza tempo:

“Ogni sofferenza, ogni problema, ogni male derivano da una sola cosa : l’ignoranza.

Ignoranza della propria vera natura. Ignoranza del fatto che siamo noi stessi ad avere le chiavi della prigione in cui crediamo di essere. Ignoranza delle nostre reali potenzialità. Ignoranza che causa paura, senso di solitudine. Ignoranza che non può essere superata in modo quantitativo, accumulando più nozioni, tantomeno più beni materiali.

Liberate la mente. Svegliatevi!

L’unica vera rivoluzione possibile è una rivoluzione interiore.”


Devo dire che, prima di arrivare a scoprire l’esistenza di questo antico insegnamento, ho avuto la fortuna di intuirne l’esistenza, almeno in minima parte.

Allora non l’avrei chiamata fortuna, anzi.

In generale sono stato sempre una persona irrequieta, in cerca di nuove possibilità e spazi da percorrere.

Verso la fine del periodo adolescenziale, però, mi sono reso conto che ciò che ostacolava la mia creatività, la mia voglia di libera espressione e, in ultima analisi, lo sviluppo di un mondo più luminoso, non era un nemico visibile, direttamente percepibile come potrebbe essere un politico, ma qualcosa di immateriale: la mentalità della gente. Una mentalità gretta, condizionata, limitata da convinzioni moralistiche e spesso senza un senso.

Questo mi causava dolore, ma anche senso di impotenza.

Avevo come ostacolo alla mia libertà un “mostro” invisibile, immensamente più grande di me.

Questo fu il primo passo.

Il secondo fu molto più doloroso ma dette una svolta completa alla situazione:

la scoperta che quel nemico invisibile, la “mentalità” era più a portata di mano di quanto mai potessi pensare: era dentro di me.

Osservandomi arrivai a scoprire come nella mia mente erano presenti tutti i condizionamenti che percepivo all’esterno.

Questa, come già detto, fu una scoperta dolorosa perché percepire in sé ciò che più odi non genera sicuramente gioia e felicità.

Però, superato lo stordimento dell’impatto con questa cruda realtà, è arrivata l’intuizione che capovolse la situazione: se il “nemico” è nella mia mente..se la mia mente è tenuta prigioniera da se stessa, allora posso vedere il mio nemico, guardarlo in faccia e, dato che più vicino di così non può essere, posso anche combatterlo e sconfiggerlo.

Poi la cosa diventerà più complessa e piena di sfaccettature.

Il “nemico” cesserà di essere così orribile e cosi “nemico”.

Imparerò modi più efficaci e positivi di rapportarmi ad esso.

Questo non importa.

Capire che la mia felicità dipendeva da me, che il vero ed unico possibile cambiamento per quanto riguarda me stesso e persino il mondo era interiore, ha segnato una svolta decisiva nella mia vita. Tanto da poterla dividere in prima e dopo quel momento.

Da li è iniziata, consapevolmente, quella che può essere definita, tradizionalmente, Ricerca.

Dal mio punto di vista la più nobile delle occupazioni per un essere senziente: la Ricerca della Verità.

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3 Commenti a “UNA VISIONE ANTICA PER L’UOMO DEL FUTURO”

  • Enrico:.:

    Leggendo il tuo post, mi è tornato in mente un passo di Siddharta (Herman Hesse, 1950). Cito testualmente un passaggio, un dialogo tra Siddharta ed il suo amico Govinda, dialogo sul quale ho a lungo riflettuto, e che spesso rileggo :

    “… Sempre ho sofferto la sete del sapere, sempre sono stato pieno d’interrogativi. Ho interrogato i Brahmini, d’anno in anno, ho interrogato i sacri Veda, d’anno in anno. [...] Lungo tempo ho impiegato, Govinda, e non ne sono ancora venuto a capo, per imparare questo: CHE NON SI PUO’ IMPARARE NULLA! Nella realtà non esiste, io credo, quella cosa che chiamiamo “imparare”. C’è soltanto , o amico, un sapere, che è ovunque, che è Atman, che è in me e in te e in ogni essere. E così comincio a credere: questo sapere non ha nessun peggior nemico che il voler sapere, che l’imparare.”

    Il nemico che inizialmente tu pensavi traesse il suo potere dalla superficialità della gente, che poi scopri in realtà essere dentro di te, ti ha portato a crescere e raggiungere un certo grado di conoscenza o di saggezza, e nel tuo percorso di conoscenza, ogni traguardo raggiunto ti a donato, a piccole dosi, Felicità. Ma a questo punto, se vogliamo dar credito ad Herman Hesse, il tuo “nemico” trae ora la sua forza dalla razionale ricerca stessa. Sembra come se dopo aver affrontato una ripida scalata, e credere di essere ormai prossimo alla vetta dopo fatiche immani, ti rendi conto che non sei neanche alle pendici della montagna, e che il percorso e molto più ripido di quello fino ad ora affrontato.

    Che fare ora? Abbandonare o andare avanti? Rifletti ora, dove hai trovato la forza per superare la tua scalata? La trovi nella gioia del tuo percorso, dove ogni passo, che costi più o meno fatica, ti avvicina sempre più alla vetta.

    E sei consapevole che non sei il solo a scalare la montagna, ci sono molti scalatori, ma la base e talmente vasta che ognuno segue un percorso diverso, anche se alla fine, tutti i percorsi porteranno alla vetta, e tutti gli scalatori sono mossi dagli stessi stimoli, la gioia e la serenità donata da ogni passo.

    La Felicità risiede nella Ricerca della Felicità.

    • Andrea:

      Infatti è questo l’ultimo passaggio del percorso che ho delineato: l’entrata, per così dire, in quel “luogo” dove il viaggio è stimolato da ciò che rappresenta la meta.
      Ma c’è un passo oltre.
      Qualcosa che mi è stato “indicato” anni fa da una persona che mi ha insegnato molto.
      Qualcosa semplice nel dirsi quanto celato alla comprensione ordinaria e persino ad una mente estremamente evoluta.
      Un insegnamento che, sintetizzato, é:
      “Non esiste Ricerca…perché non si cerca ciò che E’ ovunque”.
      Significa realizzare di essere già lì.
      Di essere a “casa” proprio qui e ora.
      Significa avere il Cuore in Pace.
      Perfino in piena guerra.
      :wink:

      • Enrico:.:

        Nella traduzione di un antica pergamena egizia (mi riservo di ritrovare il testo completo esatto) c’era una passaggio che suonava pressappoco così: “… ed alla fine ho scoperto che ero io colui il quale ho sempre rivolto le mie preghiere…”.

        Scritto circa 4.000 anni fa.

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