ANTICO SAPERE, SCIENZA DUALISTICA E PARADIGMA OLISTICO: VERSO UNA NUOVA SCIENZA ANTICA
Questo è ciò che hanno compreso e insegnato i saggi, sciamani, mistici e artisti che hanno attinto, in diversi luoghi e diversi tempi, alle conoscenze celate nell’universo visibile e custodite e tramandate dalle antiche tradizioni d’Oriente e d’Occidente.
Oggi, all’interno della cultura occidentale tecnologica e scientifica, altri uomini, con diversi strumenti teorici quali la biologia e la fisica, stanno giungendo alle stesse conclusioni e, attraverso le nuove scoperte scientifiche, stanno contribuendo ad avvalorare l’Antica Sapienza fornendo validità scientifica ad alcuni dei principi da Essa trasmessi.
Nasce così un nuovo paradigma scientifico, quello olistico, che propone una visione unitaria della realtà, superando quella dualistica del paradigma newtoniano-cartesiano.
La visione olistica propone (o ri-propone) il sistema vivente come un sistema unitario che richiede, per essere studiato e compreso, una visione unitaria, olistica appunto.
Propone anche strumenti operativi, “tecnologie del sacro”, per poter trascendere i confini della mente razionale e del mondo materiale, per attingere al sapere e al potenziale celato in esso.
Propone inoltre una visione unitaria dell’essere umano stesso, non divisibile né analizzabile secondo i canoni della scienza medica classica, se l’intento è la comprensione di ciò che ne impedisce il naturale sviluppo verso maggior benessere e realizzazione.
Il paradigma olistico non si contrappone, però, alla scienza dualistica, ma la include e trascende, secondo un ottica sistemica.
A partire da quest’ottica, inoltre, l’essere umano (come ogni altro sistema aperto), sopravvive attraverso l’auto-rinnovamento e l’auto-trascendenza, e quindi necessita di poter mantenere uno stato di omeostasi (che è sempre un equilibrio dinamico e mai statico) e di avere la possibilità di includere e trascendere il nuovo per evolvere.
La rigidità degli elementi nel sistema produce malattia e morte, mentre la fluidità permette il naturale tendere del sistema verso uno stato di benessere.
Non si tratta quindi tanto di curare o modificare, quanto di accorgersi di cosa impedisce lo spontaneo fluire, smettendo di opporsi a questo.
Far muovere ciò che è fermo.
Dar voce a ciò che è nel silenzio.
Portare alla luce ciò che è nell’ombra.
Dal punto di vista operativo, la visione olistica, ridona valore agli strumenti antichi di conoscenza quali la consapevolezza e l’intuizione.
Per entrare in contatto con gli archetipi, con i principi alla base dell’universo, con le forze o leggi che ne regolano il funzionamento, non sono sufficienti le nozioni (l’accumulo delle quali è necessario per la conoscenza duale).
Secondo le antiche tradizioni la Conoscenza è in realtà già presente in un luogo, basta trovare il modo per raggiungerlo e, dato che questo luogo è in realtà uno stato dell’essere, uno stato di coscienza, allora sono necessari degli strumenti che permettano l’accesso a questo stato, strumenti psicofisici, quindi, che creino le condizioni per una trasformazione interiore.
QUANDO E’ NATA LA PSICOLOGIA?
Basta anche solo chiedere ad internet e la risposta, presente in tutti i manuali, compare: 1879, grazie a Wilhelm Wundt, padre fondatore della psicologia come scienza accademica.
Appunto. Come scienza accademica, in Europa.
Poi però, se ci fermiamo un attimo ad indagare scopriamo che la psciologia è definita, oggi, come la scienza che studia il comportamento degli individui e dei loro processi mentali.
E già qui ci accorgiamo che pensatori, filosofi, artisti, poeti (ma anche interi sistemi teorici e discipline ben strutturate) si sono occupati di indagare sugli stessi temi da tempo, e in ogni luogo del mondo.
Ma andiamo oltre.
Questa branca della scienza ora tanto nota utilizza il nome “psicologia” che, letteralmente, significa “studio dello spirito e dell’anima”.
Infatti deriva dal greco PSICHE’ (spirito o anima) e LOGOS (discorso, studio).
Allora a questo punto può sorgere un dubbio: quando, nella storia dell’umanità e di tutta la terra, qualcuno NON si è occupato di indagare lo spirito e l’animo umano, tentando di comprenderlo e di comprendere gli effetti nel comportamento?
Quando non si è tentato di “guarire” l’animo umano malato, o di migliorare la conoscenza del mondo interiore dell’essere umano, o ancora di cogliere e sviluppare il suo potenziale interiore?
Allora, la risposta alla domanda “quando è nata la psicologia?” cambia notevolmente.
E forse qualcuno aveva già risposto nel XX secolo, scivendo:
La psicologia viene talvolta definita una scienza nuova. Questo è completamente sbagliato. La psicologia è forse la scienza più antica, e sfortunatamente, nei suoi aspetti essenziali, è una scienza dimenticata.
(Peter D. Ouspensky, da: “L’evoluzione interiore dell’uomo”, 1972)
Fortunatamente (e forse l’autore di questa frase ne sarebbe felice), oggi qualcuno se ne sta accorgendo.
Anche in ambito accademico.
Qualcuno sta tentando di rendere la psicologia degna del suo nome.
Grazie.
IL VIDEO DEL MESE: INTERVISTA A VITTORIO MARCHI
Per questo mese una breve intervista a Vittorio Marchi, un fisico che ha osato esplorare “oltre” ciò che comunemente chiamiamo realtà.
Un ricercatore ed autore di numerosi libri da seguire…
LA CRISI DEI VALORI
E’ ormai indiscutibile che il mondo in cui viviamo stia attraversando un periodo di crisi e, come sottolineano spesso i media o vari analisti o pensatori, essa riguarda vari aspetti della vita.
Si parla di crisi economica, ambientale, energetica, socio-culturale etc.
Ma analizzando la situazione con più attenzione, si può individuare un denominatore comune, un fattore che, come ha ben evidenziato Ervin Làszlò (esperto in filosofia della scienza e della teoria dei sistemi), si situa per così dire alla fonte, e cioè il fatto che tutte le crisi discendono a cascata dalla vera e unica crisi:
la crisi dei valori.
Questa indica la perdita, da parte dell’essere umano, del contatto con se stesso e con ciò che essenzialmente lo caratterizza in quanto essere umano.
Secondo un pensiero che ha origini antiche ma viene riportato a galla recentemente dall’approccio umanistico-esistenziale, nella sua natura l’essere umano ha qualità positive, buone, legate alla ricerca di armonia con gli altri e con l’ambiente. Possiede, cioè, una sorta di etica interiore innata e universale, che non risente delle specifiche tendenze socio-culturali del proprio luogo di nascita ma che, invece, è facilmente distorta quando un ambiente non in sintonia con tale etica ne frustra la libera espressione e il libero sviluppo verso l’auto realizzazione e lo spontaneo senso di appartenenza, condivisione e altruismo.
Quindi un contesto che favorisca lo sviluppo spontaneo di tale natura, attraverso leggi adeguate e iniziative sociali basate più sul “tirar fuori” (educare) che sull’imporre possono favorire la crescita armonica dell’individuo che, in quanto “mattone essenziale” della società, andrà insieme ad altri a costituire una società più saggia e sensibile.
Esiste però una modalità ulteriore e complementare per creare un circolo virtuoso di interazione individuo-ambiente che è quello di crescere in consapevolezza riguardo se stessi e il proprio ruolo nel mondo. Quindi servizi che offrano l’occasione al cittadino per imparare ad “essere” oltre che a sapere e fare.
E anche essere con l’altro, con gli altri e con l’ambiente, secondo una visione sistemico-olistica che, riprendendo ancora spunto da Làszlò, ri-attualizza attraverso un nuovo paradigma scientifico ciò che in culture tradizionali antiche era quasi dato per scontato: nessuno è separato, siamo tutti interrelati e costituenti un unico sistema fatto da individuo-gruppo-ambiente.
Perché questo sistema sopravviva ogni elemento ha importanza, nonché la struttura in cui tutti gli elementi sono organizzati.
E soprattutto l’omeostasi, l’equilibrio fra mantenimento del sistema e rinnovamento, in un dinamico e armonico scambio fra interno ed esterno.
In termini pratici questo poteva essere sperimentato anticamente in tutti quei rituali che scandivano i passaggi essenziali della vita, il “cerchio” come incontro fra individui, la celebrazione condivisa, la scelta ponderata di come costruire senza rompere l’equilibrio dell’ambiente.
Ora è chiaro che nel mondo contemporaneo non è più possibile vivere esattamente come allora (e neanche auspicabile).
I pochi soggetti che costituivano un villaggio ora corrispondono alle migliaia di persone che vivono in città.
Però quella della “tribù” è una buona metafora ed offre spunti pratici per poter creare occasioni specifiche nel quale riprendere ciò che si è perso.
Non certo per tornare indietro, ma per andare avanti verso il futuro senza rischiare l’alienazione, l’oblio dalla condizione prima ed essenziale di esseri umani.
Come un albero deve andare avanti nella crescita per portare dei frutti, così la nostra società deve andare avanti ma, proprio come l’albero, dimenticando le radici profonde ci si può aspettare solo la morte.
Ritornando al principio di questo discorso:
Riappropriandosi dei valori essenziali, delle radici profonde dell’essere umano in quanto tale ( come ad esempio la fiducia e la gioia per la vita – prima dei ruoli e dei simboli che pongono differenze di valore -, la condivisione, la celebrazione, il senso di responsabilità per sé e per gli altri, la consapevolezza di abitare “sotto un unico cielo”), la società odierna avrà “linfa vitale” per crescere e portare frutti buoni nei vari rami che la compongono, dall’economia alla formazione, dalla sanità all’ambiente e così via.
Portare alla luce il “cuore” della crisi odierna e affrontarla con la sincera voglia di superarla, è una grande possibilità.
Perché riguarda l’essere umano in quanto tale, e di essere umani è fatta una società.
Talmente ovvio che ce ne stiamo dimenticando!
SUGGESTIONE DEL WEEK-END: HAKA MAORI
Due differenti Haka (Tradizionale danza Maori) eseguiti dagli All Black’s.
Anche se in parte è ormai spettacolo, questi ragazzi riescono ad esprimere qualcosa di potente e “antico”, forse più visibile nel terzo dei tre seguenti video:













