L’ESSENZA DELLA RICERCA INTERIORE: IL RITIRO

Ritiro.

Chiunque si occupi seriamente di ricerca interiore, sa che con questo termine si intendono tante di quelle cose da non avere spazio e tempo per elencarle.

Un insieme di studio, riflessione, messa in discussione, pratica, osservazione, partecipazione a seminari e conferenze, a corsi, intensivi, ricerca di una Guida, trappole, inganni, aspettative, entusiasmi e scoraggiamenti….e via dicendo a non finire.

Sa anche che la ricerca interiore ha un aspetto per così dire “esterno”, sia perchè comunque dobbiamo fare i conti con il mondo di oggi, sia perché in qualche modo, nell’illusione di un percorso lineare, quando “dentro” troviamo qualcosa poi abbiamo il problema di esprimerlo fuori.

C’è però un punto essenziale della ricerca interiore, qualcosa di così fondamentale che senza l’uno non esisterebbe l’altra, e questa potrebbe essere fatta soltanto di quello: il ritiro.

E’ qualcosa di così basilare che istintivamente è conosciuto anche da chi di ricerca interiore non ne ha mai sentito parlare.

Ogni uomo o donna, almeno una volta nella vita, ha sentito il bisogno di fermarsi un attimo, di cercare uno spazio per raccogliersi, chiudersi in sé e prendersi del tempo: dal decidere di lasciare tutto per andare nell’Himalaya fino ad andare un attimo in bagno per stare stare da soli almeno in un momento intimo.

Ma il ritiro è qualcosa di molto di più di questo, di un’azione precisa.

E’ uno stato di coscienza.

E’ l’inspiro prima di tuffarsi.

E’ la tartaruga che raccoglie i suoi arti dentro il guscio per difendersi o riposare.

E’ il felino che si lecca le ferite.

E’ la sapienza genetica degli animali che quando si ammalano si sdraiano in disparte per auto-guarirsi.

Il ritiro è quindi raccoglimento e osservazione, ma anche terapia, contatto silente con ciò che è celato all’interno.

E non è un optional.

E’ un istinto, un bisogno fisiologico che può certamente essere elevato ad arte.

Non si può sopravvivere senza mai inspirare.

Non si può vivere senza mai raccogliersi.

Non si può scegliere, agire, osare o amare senza almeno soltanto un contatto con se stessi.

Eppure questa società odierna non considera questo aspetto e pone in rilievo soltanto il produrre, le scadenze, gli obiettivi, i risultati, il “fare”.

E infatti è una società che sta morendo, e rifiuta le cure.

 

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