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Un punto di vista è molto di più di ciò che sembra.
Un punto di vista comporta pensieri di un certo tipo, emozioni ad essi collegati e perfino posture e gesti specifici.
Il punto di vista è una sorta di “io”, con una personalità specifica.
Spesso non ce ne rendiamo conto, ma cambiamo spesso “centro”, anche nella stessa giornata, e a volte in pochi istanti.
Interessante è il caso delle cosiddette “personalità multiple”: individui che contengono diverse personalità, ognuna con idee e comportamenti caratteristici, a volte diametralmente opposti.
E’ un esempio raro (oltre che patologico) e comporta non pochi problemi in chi vi è coinvolto in prima persona visto che spesso una “personalità” non è cosciente dell’altra e il “cambio” avviene in modo improvviso e non volontario.
Sembra che ci siano stati casi nei quali accadeva perfino che se il soggetto ad esempio si ubriacava mentre era una personalità, col cambiamento la sbornia passava all’istante perché l’altra, in effetti, non aveva bevuto!
Ancora più incredibili sono casi dove, sembra, se una personalità aveva ad esempio un ematoma in un punto del corpo questo spariva al cambio.
Questi ovviamente sono casi estremi e soprattutto comportano non pochi problemi, ma evidenziano anche una possibilità interessante e straordinaria del nostro cervello.
Ci informano cioè che, potenzialmente, potremmo all’istante spostare il nostro punto di vista e, magari, guarire da una malattia, oppure avere successo laddove di solito falliamo.
Quanti problemi abbiamo! Il problema del lavoro, il problema dei soldi, il problema delle relazioni, della suocera, del capo, il problema della salute, perfino il problema degli obiettivi da raggiungere!!
Ma il vero problema è proprio il fatto che percepiamo avvenimenti, stati d’animo, dati di fatto, come problemi e non come situazioni.
Ma tali sono: situazioni precise, con determinate caratteristiche, la prima della quali è il fatto che hanno una qualità dinamica e non statica.
Niente è per sempre, si dice.
Ma lo si dice pensando alle cose belle, e ci si affida al principio di impermanenza per non produrre attaccamento.
Ma se niente è per sempre, allora neanche le cose spiacevoli.
Perchè allora non applicare anche in questi casi il non-attaccamento?
E’ possibile, con il dovuto impegno, fermare la nostra percezione di una situazione l’istante prima di “battezzarla” come un problema.
Questo non significa essere superficiali, ma, al contrario, ci rende capaci di vedere la realtà dei fatti con maggiore profondità.
E ci da la possibilità di penetrare la realtà in modo da poterla, se ci va, trasformare a nostro vantaggio.
O, perlomeno, ricavare un insegnamento da quello che sta accadendo.
Le situazioni della vita non sono nè positive nè negative. Sono fatti, esperienze. E’ come le percepiamo e soprattutto ciò che ne facciamo che conferisce loro una connotazione positiva o no.
Qualcuno ha detto che non esistono problemi ma solo soluzioni.
Vero. Ma si può andare oltre.
Si può stare davanti a ciò che chiamiamo affrettatamente problema, rilassarsi nel guardarlo in faccia e attraversarlo.
A quel punto il problema non si risolve….si dissolve!!!
Non la situazione, non ciò che sta accadendo, non il dolore eventuale. Quello rimane.
Ma non c’è più il problema.
E, a volte, come per magia, in quello stato di coscienza anche il dolore sparisce.
Il problema si dissolve. Il dolore si attenua. La mente con le sue soluzioni indietreggia e si placa.
E in quello spazio vuoto….
…sorge spontaneo il cambiamento interiore.
E, come sanno i “maghi” di tutti i tempi, il cambiamento interiore genera un cambiamento all’esterno.
Non c’è possibilità di risolvere i problemi là fuori, ma solo dentro di noi.
Per questo mese un video estratto da una conferenza di Bruce Lipton (potete trovare facilmente su youtube gli altri “pezzi” o procurarvi il dvd), nella quale descrive scientificamente come il corpo (e il comportamento) dipendono dai “segnali” del campo energetico e come la qualità di questi segnali (e quindi delle informazioni) dipenda dalla mente.
Sono sulla spia
ggia, rivolto verso il mare, e guardo la linea dell’orizzonte.
Faccio dieci passi in avanti. La linea dell’orizzonte non è più vicina di prima.
Torno al punto di partenza e faccio dieci passi indietro.
La linea dell’orizzonte non è più lontana di prima.
Non posso raggiungerla e non posso allontanarmene…
A MENO CHE…
Il benessere è uno stato di coscienza.
E’ lo stato di coscienza di chi vede e, quindi, può.
Vedere, in molte culture lontane nel tempo e nello spazio dalla nostra, non è il semplice utilizzare il senso della vista, né bloccare la realtà con delle definizioni, ma coglierla attraverso una mente unitaria, che integra e contiene le infinite sfumature del reale, una mente che è innanzitutto presenza, consapevolezza e che, in sé, è il centro calmo e stabile della nostra esistenza, lo spazio libero al centro di noi stessi.
Una mente che vede ciò che è invisibile agli occhi e al pensiero ordinario, e che può ciò che altri non credono possibile.
Il benessere è uno stato di coscienza caratterizzato da armonia, senso di unità in se stessi e con l’ambiente, gioia e calma lucidità.
Cercare, sviluppare e mantenere questo stato di coscienza non significa rifugiarsi in un mondo ideale, né tanto meno fuggire dalla realtà che ci circonda, fatta anche di lavoro, relazioni, necessità e desideri materiali, difficoltà, passioni e sogni.
I mistici lo chiamano “stato di grazia”, gli sportivi “la zona”, gli psicologi “stato di flow”. Lo si può anche definire “meditazione”, o “stato naturale”.
Almeno una volta nella vita ogni essere umano lo ha vissuto: davanti ad un tramonto, guardando un cielo stellato, oppure in un gesto consapevole, in uno sguardo, in una parola detta o sentita o in un abbraccio.
Un momento magico, in cui il tempo si dilata, ed è un momento perfetto.
Dietro la ricerca di un successo professionale, o di più soldi, o di più amici.
Dietro le sudate fatte per stare in forma, o per piacere agli altri.
Dietro ogni sforzo, si cela la ricerca di questo stato.
E’ un istante in cui, finalmente e realmente, si è felici.
Dietro ogni ricerca si cela la ricerca della felicità.
Questo stato può essere cercato, coltivato, mantenuto, e reso stabilmente presente.
Qualcuno pensa che i soldi facciano la felicità, oppure che per essere felici occorre avere successo in campo professionale, o avere vicino persone speciali, o essere in salute oppure che saremo felici quando ci sarà un mondo migliore.
Ma si potrebbe capovolgere queste credenze per arrivare ad un principio quantomeno rivoluzionario: è dalla felicità che scaturisce il successo, la ricchezza, ottime relazioni, salute e la possibilità di contribuire ad un mondo migliore.
Non sono il primo né l’unico a pensarlo.
Il primo scopo della vita è vivere davvero.
Essere vivi è uno stato di grazia, uno stato di coscienza che possiamo arrivare a sperimentare; ogni altra conquista deriva spontaneamente da questa.
La salute, l’eccellenza e il successo sono, innanzitutto, questo stato di coscienza.
Vitalità, carisma, presenza, empatia. Qualità contenute, in potenza, all’interno di ognuno.
Ed ogni persona ha la possibilità di raggiungere il successo, qualunque cosa rappresenti per ognuno questa parola.
Conosci te stesso, trova la felicità che scaturisce naturalmente dal tuo essere.
Il resto verrà di conseguenza.
Questa è l’essenza, il cuore, il segreto, il mezzo e il fine di ogni via per il benessere e per lo sviluppo del potenziale umano.
Lungo e complesso è il percorso per capire cosa significhi essere felici, trovare strumenti efficaci per ottenere questo stato di coscienza e il coraggio e la determinazione per utilizzarli davvero.
Ma, essenzialmente, essere felici è semplice: basta non aver paura, aprirsi alla vita e osservare.
A quel punto si inizia a vedere.
E inizia il viaggio.

