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Esistono un sapere e un saper fare che si possono ottenere soltanto passando per l’Essere.
E rappresentano il segreto del vero potenziale umano.
Un grande errore, dal quale deriva il relativo pregiudizio, è quello di considerare la ricerca dell’Essere come qualcosa di puramente ascetico, che non ha nulla a che vedere con l’azione ma che, anzi, ne intralcia lo svolgersi in modo efficace.
Niente di più falso.
Dalla tradizione Zen all’esperienza di antichi guerrieri o samurai.
Dai testi sacri dell’India a quelli del Buddhismo Tibetano.
Dai testi ermetici al sapere segreto dei maghi rinascimentali.
E in fondo in ogni tradizione magica e spirituale di ogni tempo, se si va a fondo e senza pregiudizi, si può riconoscere come da un lato l’azione consapevole sia di per sé una via efficace alla conoscenza, e di come dall’altro la comprensione dell’Essere possa permettere l’accesso a potenzialità fino ad ora sconosciute.
L’essere umano privo di consapevolezza è un essere meccanico, condizionato, obbligato a ripetere ogni giorno gli stessi errori.
Certo, anche ad avere gli stessi successi.
Di fatto, però, non può essere creativo, non può crescere e, di certo, non può che affrontare le crisi lamentandosi o sperando di ritornare al passato.
Un essere umano consapevole di sé, invece, è un essere umano libero, la cui azione ha effetti oggettivi di trasformazione della realtà.
Il mondo di oggi ha deturpato, dimenticandone il vero significato, il concetto di Guerriero, Cavaliere o Eroe.
Principi quali Lealtà, Coraggio, Servizio, Forza d’Animo, Integrità, Dignità sono relegati al mondo delle fiabe o considerati anacronistici.
Eppure oggi come in passato si può decidere di vivere la propria vita quotidiana da Eroe o da schiavo.
Questo non ha a che fare con il lavoro che si svolge, o con il conto in banca.
Una vita eroica è un modo di vivere.
E’ un modo d’Essere e di agire.
O meglio, è ciò che deriva da chi fa scaturire la propria azione dall’Essere.
Dare la priorità all’Essere significa garantire all’essere umano una Via verso la propria realizzazione, materiale e spirituale.
Suggerisco di avviare il video per accompagnare la lettura con la musica…
L’atmosfera rarefatta dopo una meditazione serale,
il dolce fluire di una sensazione simile ad un invisibile abbraccio,
il fumo dell’incenso che salendo risuona silente nello spazio,
il suono di un flauto che vibra nell’aria riempendola di colori tenui,
il silenzio di una chiesa,
il potere silenzioso di un silenzio che protegge e cura,
la sacralità di uno spazio vuoto,
il fresco giardino di un tempio isolato,
il fluire calmo e inesorabile di un ruscello o di un respiro.
l’immobilità vibrante di montagne innevate,
la stessa immobilità di un mare in continuo movimento,
la profondità dello spazio infinito che contiene le galassie.
Bellissime apparenze che rivelano un’unica cosa e ad essa riconducono:
la mente impercettibile, pura, incontaminata,
di un Buddha che sorride, in contemplazione, ad occhi chiusi,
lo sguardo distaccato e amorevole di un Maestro,
La mia presenza silenziosa, che è mente
desta e vuota, sola,
senza tempo, senza distanza, senza desideri, senza paura,
in pace….
….LIBERA….
Interiorizzazione.
Silenzio.
Ascolto.
Un giorno per fuggire dal rumore e sentire il suono del mio cuore.
“If I don’t wanna know what’s written inside me, how could I see anything, how could I be anything ?”
Ripartono le lezioni di Yoga Integrale da me condotte.
Qui sotto trovate una breve descrizione di cosa si intenda per Yoga Integrale e gli orari delle lezioni relativi ai vari luoghi in cui è possibile partecipare.
Bentrovati a chi già ha partecipato….e benvenuti a chi vorrà sperimentare questa splendida disciplina!
YOGA INTEGRALE
Lo Yoga Integrale è inteso, dal punto di vista tecnico,
come la sintesi dello Hatha Yoga, del Raja Yoga e del Tantra Yoga.
Esso, quindi, fornisce metodologie e conoscenze relative al corpo,
al sistema energetico dell’essere umano,
ma anche al suo mondo emotivo e al suo potenziale mentale,
per accedere al centro di se stessi, il vero sé,
il nucleo profondo che include e trascende la personalità.
Dal punto di vista pratico, lo Yoga è integrale
in quanto fornisce gli strumenti per vivere in maniera più profonda e intensa
la vita quotidiana, per non rimanere ancorati ad una visione dualistica
(tipica della mentalità occidentale) che separa il quotidiano dall’ “extraquotidiano”,
l’ordinario dallo straordinario, il lavoro dal relax, lo spirito dalla materia,
i momenti in cui si vive e quelli in cui ci si lascia vivere.
Yoga Integrale è, quindi, uno strumento antico che oggi definiremmo “olistico”.
Un mezzo potente per traghettarci verso uno stato
di benessere, consapevolezza e padronanza di sé.
Un mezzo non per fuggire dalla realtà, ma per possederla.
Per conquistare la cosa più preziosa che abbiamo: la vita tutta.
ORARI E LUOGHI:
Il Lunedi dalle 19.30 alle 21.00 a Corridonia, presso il Centro Benessere Somachandra, via Trento 21
Il Martedi dalle 20.00 alle 21.30 a Civitanova Marche, in Via Trilussa 12
Il Mercoledi dalle 19.00 alle 20.30 a Montecassiano, presso il Centro Sportivo Live Energy, in via Piermanni 3
Il Martedi e il Giovedi dalle 12.50 alle 13.40 a Montecosaro, presso il Centro Wellness Victory Club, in via via Ascoli, 8/B-C c/o SpazioAquilone
Info: 333 1480516
dr.andreagrosso@gmail.com
No. Non mi riferisco a “quella” prima volta, ma ad un’altra che per me è stata anche più intensa e “scioccante”.
La prima volta che ho sperimentato la meditazione.
Una prima volta del tutto originale e inaspettata.
Nessuna sala pratica. Nessuna tecnica specifica. Niente incensi né musica.
A dir la verità non avevo la più pallida idea di cosa fosse davvero la meditazione, né sapevo che, anni dopo, avrei dato tanta importanza alla ricerca di quello stato di coscienza.
Avevo 19 anni. Un periodo particolare, in piena crisi esistenziale.
Mi ero iscritto all’Università, ma non avevo ancora bene chiaro in mente che cosa avrei fatto “da grande”.
Ero confuso. Molto confuso. Nella mia mente circolavano a velocità stratosferica centinaia di idee, pensieri, contraddizioni, dubbi e domande.
Eppure avevo bisogno di fare chiarezza, di scegliere, di decidere in qualche modo chi ero, quale fosse la mia identità.
Ogni giorno mi trovavo a cambiare idea su tutto. A volte ogni poche ore.
Un momento pensavo di voler essere ateo, poi credente, poi credente ma eretico.
Un attimo decidevo che avrei seguito sempre la razionalità, l’attimo dopo l’istinto.
Per qualche periodo ho pensato che la filosofia mi avrebbe cambiato la vita, poi che una donna lo avrebbe fatto, ancora dopo la scienza, oppure l’alcool.
E nella testa si fissava un pensiero, un’idea, un’ideale persino, per poi a breve vederne l’assurdità e lasciare spazio ad una nuova fissazione, destinata anch’essa a sciogliersi.
In fondo tutto aveva senso e non senso allo stesso tempo, era vero tutto e il contrario di tutto, solo questione di punti di vista.
Eppure avevo bisogno di stabilità, di un centro, ma niente mi sembrava tanto “valido” da esser tale.
Così tante volte mi sembrava di impazzire a tal punto che alla fine arrivai persino a vedere la follia, per quanto affascinante, solo l’ennesimo punto di vista relativo e non soddisfacente.
Niente mi soddisfaceva. Tutto, in qualche modo, alla fine mi dava noia.
Ogni volta che raggiungevo il limite di sopportazione prendevo il mio scooter celeste e bianco, pieno di adesivi, e andavo a fare un giro per le campagne ma, dopo un primo momento di liberazione, i pensieri ripartivano e il giro di giostra ricominciava.
Un gran giramento di testa e, devo dire, un gran giramento di palle!
Poi, un giorno, all’improvviso, qualcosa cambiò.
Correvo veloce sul mio solito scooter, nella solita strada di campagna, col solito flusso di pensieri in testa.
Ma, ad un certo punto, un pensiero “anomalo” rispetto agli altri comparve dal nulla, in mezzo al frastuono interiore:
“perché tanto battersi per l’una o l’altra idea, perché tanta ansia di aggrapparti ad un pensiero particolare, sperando di trovare stabilità laddove non può esserci? Tutto cambia: i tuoi pensieri, le tue emozioni, persino la realtà esterna cambia continuamente.
Prova a lasciar scorrere senza “fissare” niente. Prova a prendere semplicemente atto di ciò che compare nella tua mente, così com’è, senza giudizio, senza pretese, senza trattenerlo né respingerlo”
Tutto questo in un istante, al quale seguì un istantaneo “click” nella mente.
Il corpo si rilassò totalmente, la mente si alleggerì improvvisamente.
E mentre i pensieri e le sensazioni fluivano liberi, scivolando via, una strana, silenziosa gioia avvolse tutto il mio essere e per tutto il resto del tragitto fui pervaso da un senso di benessere e leggerezza mai provato prima, accompagnato da una grande lucidità e consapevolezza.
Passarono alcuni anni prima che io potessi dare un nome a quello stato di coscienza, e altro tempo ancora prima che capissi quanto possa valer la pena cercarlo, coltivarlo, tentare di conquistarlo e mantenerlo, anche nelle più caotiche situazioni.
Sono passati 15 anni, ed ora, pur sapendo quanto aiuti un abito adeguato, una sala pratica predisposta, una Guida, il silenzio, sono anche infinitamente grato di aver avuto la fortuna di vivere quell’attimo magico in un momento informale, in un posto come un altro.
Coincidenza o destino, oggi abito proprio vicino a quella strada e, spesso, mi trovo a passarci con l’auto per andare al lavoro.
A volte, mi sembra di vedere venirmi incontro dall’altra parte un ragazzo su uno scooter celeste e bianco pieno di adesivi.
E con una strana, silenziosa gioia nel viso.
Sono libero quando internamente mi sento come lo spazio:
immoto, aperto, vuoto e silenzioso.
E quando mi muovo con le qualità del vento che muove le foglie degli alberi:
le fa vibrare e cantare rimanendo invisibile e per mezzo di esse esprime e afferma la sua presenza.
E quando tutto questo lo vivo senza necessità di spiegazioni, senza scopo.
Fuori il mondo scorre, scorrono i pensieri e le sensazioni….
…colori, suoni, foglie al vento, nuvole in cielo….
Dentro il silenzio da tutto attraversato….vuoto, trasparente e immoto.
Il mio cuore gioisce.
La libertà è un’esperienza interiore, senza attributi, senza dubbi né certezze, solo piacere..
Cercare ciò che sta Oltre.
Muoversi, pensare a partire dall’Oltre.
Le foglie sono mosse dal vento.
Un percorso interiore, una Via, è ciò che ci trasforma da foglie a vento:
prima siamo mossi da qualcosa che non si vede.
Dopo siamo noi a muovere le cose senza essere visti.
E come ogni arte ha i suoi segreti.
Ma qual’è il “segreto” della comunicazione?
Immaginate due cerchi concentrici con un punto al centro.
Il secondo cerchio (quello più esterno) rappresenta la comunicazione ordinaria, il parlare quotidiano e meccanico, il dire ciò che si dice così, senza pensarci (e spesso senza neanche ricordarsi di cosa si è detto).
Il primo cerchio, il più interno, rappresenta quella che oggi si definisce “comunicazione efficace”, quella insegnata in gran parte dei corsi omonimi, rivolti a chiunque abbia a che fare con “gli altri” specie se per motivi professionali.
La conoscenza di questo primo cerchio implica la padronanza della comunicazione non-verbale, quella cioè più celata, riguardante posture, gesti, toni di voce, e che permette la consapevolezza e la gestione degli stati emotivi propri e dell’altro.
In realtà non è semplice acquisire dimestichezza con questi aspetti, e spesso si finisce per apprendere solo delle tecniche che, in quanto tali, si situano per così dire a metà, fra il primo e il secondo cerchio. Ma anche diventando esperti di comunicazione efficace, si rimane “fuori” dal centro, il cuore, il segreto.
Si rimane ancora in un campo che sta a metà fra il tentare di convincere o manipolare l’altro e “vendere” se stessi, per paura di non essere capiti, giudicati non degni di ascolto e fiducia.
Si rimane legati a tecniche, strategie, obiettivi, e si perde la “sostanza”.
Questo perché manca l’essenziale.
Comunicare davvero significa stabilire un contatto vero, vivo con l’altro.
Significa trasformare e trasformarsi.
Significa “non essere più gli stessi” dopo.
Ma per far questo, occorre innanzitutto….esserci.
Essere connessi.
Essere.
Pochi, pochissimi forse, intuiscono che esiste un “centro” e osano tentare l’accesso al “cuore” della comunicazione.
Se non ci “siamo” noi non c’è neanche l’altro.
E, soprattutto, all’altro arrivano solo, nel migliore dei casi, le nostre strategie, i nostri obiettivi.
Nel peggiore i nostri problemi di comunicazione.
Questo perché possiamo trasmettere (comunicare) solo ciò che siamo, niente di più e niente di meno!
Un esempio chiaro è quello di un grande musicista che suona dal vivo.
Lui è li, sopra un palco.
E, se suona “col cuore”, pur rimanendo lì, pur non cercando assolutamente di convincere nessuno, né tantomeno usando strategie efficaci, arriva, tocca, commuove, può perfino trasformare qualcuno.
E, come effetto collaterale, magari, vende milioni di dischi!!
Scoprire il centro di noi stessi, essere al centro di noi stessi, significa essere al centro di ogni cosa.
Ecco perché per diventare dei comunicatori efficaci, occorre un percorso formativo che parta da un lavoro su di sé, che miri al cuore di se stessi e delle cose che ci circondano.
Così si crea uno “spazio”, un varco che mette (stavolta davvero) in comunicazione il nostro interiore con quello dell’altro (o degli altri).
A quel punto non conta se ciò che esce sono parole dette o scritte, musica, gesti, sguardi, odori.
Quel che accade è qualcosa di magico.
E’ il contatto “da Cuore a Cuore” caro alla tradizione Zen.
A quel punto comunicare è, innanzitutto, essere.
Ed essere……è comunicare!




